Categoria - Dove mangiare

15 novembre 2012

Impressioni di Milano #guidegourmet4

Milano

testi e foto di Rossana

In un’intensa e atipica calda settimana di sole ad ottobre, ho goduto di tutto ciò che la capitale del design, della moda, dell’architettura, delle scienze offre. Milano lascia spazio all’estro di grandissimi maestri della cucina italiana, ma è vetrina anche di ristoranti che magnificano tradizione culinaria lombarda, quella regionale italiana e internazionale. Nominerò solo i posti visitati in questa mia ultima permanenza, quelli in cui ritornerei (ho avuto anche due spiacevoli esperienze). Molti sono rimasti nella lista di locali da visitare: i “soliti noti” in cui sono già stata, gli inaccessibili senza prenotazione di mesi prima, come il Museo del Cenacolo Vinciano, quelli fuori città.

Ormai sapete che teniamo molto alle vostre preziose segnalazioni, per mettere in luce gli indirizzi imperdibili nell’infinita offerta milanese, quindi se ne avete contribuite pure!

RISTORANTI

- Armani Nobu: di solito è il primo ristorante in cui mi reco appena metto piede a Milano. Arredi minimalisti in perfetto stile Armani, tavoli di pregiate essenze, un caldo benvenuto all’arrivo, light design indovinato. Sala fumatori al piano terra. Alta qualità, certezza del rispetto delle procedure di abbattimento del pesce crudo, sapori ricercati, vastissima scelta di sushi, sashimi e tempura.
Chi non ama particolarmente la cucina giapponese potrà ricredersi, lo stile jap-fusion ricco di contaminazioni sudamericane di Nobu Matsuhisa, stupisce anche i palati più esigenti. Per farvi un’idea scegliete in/out box, dove non manca mai una delizia indiscussa: il merluzzo nero. Ottima frutta esotica, il gelato Matcha e carta dei vini all’altezza.

- Al Pont De Ferr: ho osservato Matias Perdomo per tutto il tempo, godendo di un tavolo strategico, anche se traballante, con vista sulla cucina: gesti passionali, che hanno l’enfasi di un direttore d’orchestra, sicuri, attenzione alle cotture e ai dettagli dell’impiattamento, ardito alla prima impressione, ma si entra subito in sintonia con il registro vivace, eclettico ma calcolato. Incontenibile personalità materializzata in piatti che hanno superato l’avanguardia molecolare, trovando la grande onda da cavalcare. Una stella Michelin all’attivo.

mosaico ricciola - al pont de fer

I contrasti iniziano all’ingresso dell’osteria, un locale rustico, dagli alti soffitti, che accoglie la luce della grande vetrata. Insolita ambientazione per una tanto ricercata, creativa ed elaborata proposta culinaria. Mi colpisce immediatamente il carrello dei formaggi: buona scelta di erborinati di vacca, capra e pecora, qualche affinato particolare e interessanti stagionati. A richiesta ho avuto un’aromatica e non invadente gelatina di zenzero e un ottimo miele di castagno dalle note di tabacco, ambrato e caldo. Servizio veloce, meticoloso e personale di sala formato sulla filosofia dello chef: vietata la sostituzione dei piatti della degustazione.

Tavoli semplici, tovagliette di carta illustrate, i più grandi da condividere con altri avventori. Ricco cestino del pane, prontamente sostituito dopo i primi assaggi, mi hanno stuzzicato i grissini alla carruba e la brioches dolce-salata, meno quella burrosissima al curry, troppo protagonista. Il benvenuto autunnale è composto da crema tiepida di castagne, sorbetto di cachi e briciole di funghi: piacevolissimo contrasto dolce-salato che si mangia in un sol gesto con un cucchiaino da caffé. Il mosaico di crudo di ricciola era composto da alcuni dei miei ingredienti preferiti: noci di Macadamia, foie gras, gelatina al nero di seppia, pompelmo rosa e arancia, intervallati ai cubi di ricciola dall’indovinata salinità e dal corretto taglio delle fibre. Sconvolgente la delicatezza e l’equilibrio della sarda in saor, una pralina avvolta in gelatina di basilico. Sottotono gli gnocchi di patata alla brace, la salsa di burrata ai ricci manca di personalità. Sorprende la pasta alle vongole, esaltata dalla granita di salicornia e dall’acidulo delle alghe.
Mi sono ricreduta sul baccalà di cui avevo chiesto la sostituzione: un quadro di Jackson Pollock, consistenza fondente del trancio, circondato da frizzanti granite dai gusti classici della giardiniera, cavolo rosso e briciole croccanti. Forse più adatto all’estate, ma ancora piacevole per i 22°C della giornata. Col dessert culminano gli effetti speciali, ho scelto il gioco di gelatine di frutta, crema, menta, cocco, croccante alla mandorla e cioccolato, infinite consistenze, piatto ludico, ma bilanciato e mai stucchevole. Interessante il sigaro con gelato al tabacco Montecristo e il Campari.

Enocratia

- Enocratia: vi accoglie la gentilezza di Davide Mingiardi, che insieme allo chef Eugenio Boer, ha creato un locale forse unico nel panorama nazionale, il governo del vino. Il menù enocratico propone il vino in prima battuta a cui segue la portata che meglio lo esalta. Possibilità di scegliere anche solo un calice a tuttopasto. Riflettori puntati sui piccoli produttori, sui vitigni rari e sulle realtà biodinamiche. I piatti scelti vi verranno serviti direttamente dalle mani dello chef, che ha sempre risposto alle mie curiosità. Eugenio Boer vanta nel curriculum St.Hubertus, Arnolfo e Leggenda dei Frati, chef giovane ma di polso e personalità incisiva.

enocratia - vellutata carota, anice stellato e nocciole

Ben due gli amuse bouches offerti: cialda di mais e rosa canina, finferli, lumache di mare e crema di funghi, e una vellutata di carote, anice stellato e nocciole che ho amato al primo assaggio. Cozze ancora succose anche se il piatto richiede due cotture: la sapidità di questi molluschi, ripieni, viene perfettamente bilanciata dalla dolcezza della cialda al nero di seppia, dall’aromaticità del pesto leggero, nota fresca della concassé di pomodoro e dalla croccantezza dei microcrostini all’aceto balsamico. Trionfo di sapori con i tortelli ai tre latti, su crema di broccoli e pioppini. Predessert ispirato ai sapori del sud, per dessert ho scelto una bavarese allo yogurt, con gelatina di rose, hibiscus, litchi e pinoli tostati, una delicata sinfonia di aromi floreali perfettamente bilanciati dalla tenue acidità. Equilibrio perfetto degli zuccheri che lo rende un fresco e leggero fine pasto. Non saprete rinunciare al postdessert, accattivante anche la piccola pasticceria. Non c’è posto dove possiate sentirvi più coccolati, ultima sorpresa il conto: contenuto, considerando la qualità, la fantasia creativa e le materie prime. Provatelo al più presto, potreste iniziare anche dall’aperitivo.

ALTRI INDIRIZZI

- Peck: il tempio dell’alta gastronomia. Troverete ciliegie anche a dicembre, selvaggina, formaggi di qualità selezionata, piatti pronti e la sempre affascinante offerta di paté in gelatina, aragoste in bellavista, galantina di fagiano e infinite delicatessen. Questa volta i macarons non hanno retto il confronto con i dirimpettai francesi. In passato ho trovato molto accattivante il gusto al basilico. Al primo piano troverete una vasta selezione di caffé e té, accomodatevi per degustarle in loco.

- Peck Italian Bar: caffetteria/ristorante, in via Victor Hugo, vicinissimo alla gastronomia, potrete consumare velocemente al banco o concedervi un intero menù alla carta che spazia dalle insalate alla classica costoletta alla milanese. Chiude alle 20:30.

- Eat’s:  wine bar da 600 etichette e birre artigianali, caffetteria, bakery, ristobistrò, food market, dove mi sono recata ogni singolo giorno di permanenza a Milano. Ho trovato rarità alle quali ambivo da tempo, vastissima selezione gourmet che spazia su tutto ciò che esiste di commestibile. Varia selezione di formaggi affinati DeGust, tè Mariage Frères, alimenti senza glutine, tutti i prodotti di nicchia che non riuscite a trovare. All’ora di pranzo sarà già pronta una ricca offerta di piatti da asporto. In vendita anche pentole Agnelli e le “stoviglie” di Davide Oldani.

- Excelsior Café: la miscela espresso Haiti Komet mi ha conquistata, equilibrato, cremoso e corposo, più delicata la dolcezza del Timor Arabica, ma di struttura definita.

cova tè

- Cova: caffé storico, per l’afternoon tea o anche per un pranzo veloce. Lasciatevi sedurre dalla perfezione dei gioielli in vetrina, le creme degli choux sono sublimi, ricchi tramezzini, il rifugio perfetto per la pausa shopping.

- Design Café&Restaurant Triennale: sala luminosa e accogliente, buona caffetteria dove decantare le emozioni suscitate dalle esposizioni del museo. Sarei rimasta volentieri a pranzo sedotta dall’inebriante aroma di tartufo che giungeva dalle cucine a vista. Per chi oltre alla miscela, apprezza il design della tazzina.

- Ladurée: ben due punti vendita: la boutique in via Spadari e il corner al piano terra dell’Excelsior. Non c’è l’incantevole scelta della pasticceria fresca o le sale da té delle sedi parigine, ma i macarons vi aiuteranno a lenire la nostalgia. Anche i gusti offerti sono solo una selezione, i miei preferiti restano caramello al burro salato e vaniglia.

- Guido Gobino: il cacao in polvere è il mio preferito, non troverete solo Giandujotti e Cremini, ma anche le raffinate creazioni che nascono dalla continua ricerca e innovazione. Avete provato l’HazelShock? Praline gioiello, cialdine monorigine e irrinunciabili tavolette nocciolate.

Cioccolati italiani

- Cioccolatitaliani: gelateria che vi sorprenderà per la qualità e l’originalità dei gusti, che ne dite di caffè bourbon o rosa e cioccolato bianco croccante? Ricercata caffetteria.

Cioccolati italiani

- California Bakery: sono stata nella sede di via Larga, se non si prenota per il Brunch bisogna attendere più di 40 minuti. Compresi il succo d’arancia fresco (di tetrapak), tre tipologie di pane accompagnate da tre cremine a base di formaggio fresco aromatizzato e american coffee. Ottimi e soffici i pancakes, quello che è definito pregiato salmone affumicato in realtà è quasi eccessivamente salato, il burger di quinoa saporito, le patate al forno sono dei rosti un po’ unti. Ottimo cheesecake ai mirtilli e la Chiffon cake. La porzione di dolce si aggira sui 7 euro.

BRERA GOLOSA

Di Viola Di Liquirizia

- Di Viole Di Liquirizia: ”seconda stella a destra…poi dritto fino al mattino…”. Siete arrivati in una piccola sala da tè, dove vi accoglierà la gentilissima Pina Esposito, per consigliarvi un delizioso cupcake dal leggerissimo creamcheese frosting, magari accompagnato da una delle profumatissime miscele di tè Mariage Frères o da una cioccolata in tazza.

Sorbetteria Castiglione

- Sorbetteria Castiglione: non chiedete il cono ma “la cestina”! Manca l’atmosfera dei portici di Bologna, ma basta assaggiare il gelato alla crema per essere certi che si tratta proprio dell’originale. Il cioccolato è imperdibile, i sorbetti sono fatti solo di frutta, acqua e fruttosio, una buona scusa per assaggiarli tutti. Fragola e limone ci sono tutto l’anno, ma tenete d’occhio i gusti stagionali. Le proposte golose non mancano.

- Amorino: oltre che in via dei Fiori Chiari, c’è un secondo punto vendita ai Navigli. Oltre ai gelati e al caffé alla nocciola, sono deliziose le micro caramelline, le uso per decorare i cupcakes ;)

- Kusmi Tea: prossima apertura in via dei Fiori Chiari. In vendita anche alla Rinascente.

PROPOSTA LOW COST

- Princi: numerosi punti vendita, consiglio la sede di via Speronari 6. Non è solo una panetteria: accontenta qualsiasi voglia, ampia scelta per un pranzo veloce di piatti caldi e freddi, caffetteria, pasticceria, pizzeria, focacceria, manca solo il gelato!

Fiori Chiari

- Fiori Chiari Plates: arredi provenzali, una sala accogliente e un soppalco con vista sull romantico camino illuminato dalla luce delle candele. I tavoli in vetrina sono i più ambiti. Ricchi i taglieri di salumi, ben assortiti e accompagnati da caldo e fragrante gnocco fritto. Selezioni regionali, dove spiccano la pancetta alla lavanda, salame cucito di Varzi e il salame alle noci. Vellutate, zuppe, insalata alle polpettine di melanzane al sesamo, pasta home made elaborata in modo creativo. Dolci sfornati giornalmente, piccola carta dei vini. Prenotate, non ci sono molti posti disponibili. Cortesia, servizio rapido e qualità.

- Refettorio: siamo a Brera, all’interno di un antico palazzo, affacciato su un suggestivo giardino, arredi in legno naturale che rievocano la simplicitas, tavoli ben distanziati, un ristorante quasi nascosto, che lascia il gusto della sorpresa e trasmette la filosofia della qualità accessibile, grande attenzione e cortesia verso i clienti. Cucina tradizionale, materie prime biologiche che seguono la stagionalità: carne di Fassona, faraona, varie proposte di pesce, formaggi a latte crudo, cereali, legumi e verdure, poco manipolati e dai sapori autentici. Consigliato per una veloce pausa pranzo o per una cena a lume di candela. Si può approfittare del menù del giorno (primo e secondo 18 euro, solo il primo 12, secondo 15, compresi nel prezzo gli assaggi di benvenuto): hummus, torte salate o insalata russa e verdure di stagione. Fragrante pane integrale a lievitazione naturale servito caldo, acqua microfiltrata, un calice di vino, il dolce del giorno e caffè moka. Se si sceglie di ordinare alla carta il conto salirà, ma sempre con un buon rapporto qualità prezzo. Ottimi i ravioli di ricotta e barbabietola rossa, si può scegliere tra condirli al sugo d’arrosto o al burro colato e parmigiano di montagna. Ho scelto la torta di mele: soffice, affatto burrosa, accompagnata da crema inglese e da un assaggio di gelato fiordilatte appena mantecato. Oltre ai vini biodinamici e alle birre artigianali, avrete la possibilità di scegliere una bevanda calda, nella curata selezione di té o una tisana dell’antica farmacia dei monaci camaldolesi.

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22 ottobre 2012

Siracusa, Noto e Marzamemi. Guide gourmet #3

Duomo - Ortigia

testi e foto di Rossana.

Vi aspettavate una meta internazionale forse, ma oggi inizia il tour della mia terra, la Sicilia! Il mio intento è quello di raccontare i luoghi che amo di più, cercando di mettere in luce anche gli angoli più segreti, segnalando ristoranti, pasticcerie e tutto ciò che potrebbe interessare ad un viaggiatore gourmet. Sarò felice di rispondere alle vostre curiosità.

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Siracusa

La luce: abbagliante, chiarissima, intensa, che si riflette sul mare, sui palazzi e nelle piazze. Proprio la luce è la prima cosa che vi colpirà di Ortigia, l’isola che fu il primo insediamento greco di Siracusa, la cui architettura è rimasta sospesa tra Medioevo e Barocco. Da piazza Duomo si snoda un dedalo di vicoli che porta al mare, alzate gli occhi per cogliere ogni particolare, scorci delle dominazioni greca, romana, bizantina, araba e normanna.

Fatevi guidare dai profumi mediterranei che si sprigionano dalle trattorie tipiche della zona e arriverete da:

- Mariano: caratteristica osteria a conduzione familiare, ambiente rustico, porzioni appaganti, sapori intensi della cucina tradizionale. A voce vi declameranno le varie proposte di carne dei monti Iblei e di pesce dello Ionio, e vi sapranno consigliare e guidare nel consolidato menù: gli antipasti offrono una selezione di ortaggi, salumi e formaggi locali; non rinuncio agli spaghetti al nero di seppia, ottimi i frutti di mare, le cotture dei secondi sono espresse e si utilizza la griglia o la frittura che esalta le materie prime freschissime. Anche se non ordinerete il dessert, vi saluteranno offrendovi Passito di Noto, cubbàita (croccante di sesamo) e zenzero candito.

Zenzero candito e cubbaìta - Ortigia

- Don Camillo: lo Chef Sommelier Giovanni Guarneri si occupa di formazione in giro per il mondo, attento conoscitore delle eccellenze regionali. La cantina ospita più di 700 etichette. Il menù propone qualche piatto della memoria e innumerevoli creazioni dello chef, sempre attento alla stagionalità. Il legame solido alle tradizioni rinfrescato dalla sperimentazione degli abbinamenti. Autentica espressione dei sapori e dei profumi regionali.

- Oinos: per chi è alla ricerca di un’esperienza gourmet, i piatti nascono dall’estro e dalla creatività di due culture che si fondono, dell’elaborazione di materie prime di eccezionale qualità da parte di due giovani chef: Giacomo Lombardo e Keita Tanaka che ha salutato il Giappone innamorandosi di Siracusa. Colpisce il design dei piatti, i colori complementari incorniciano le pietanze. Anche le porzioni sono “moderne” ma appropriate al menù degustazione. Eccezionali i dessert e il cestino del pane. Ampia l’offerta della cantina. Il locale è intimo, accogliente e romantico, vi si arriva percorrendo il quartiere ebraico di Ortigia.

Se cercate cannoli, cassata o i dolcini di mandorla di Avola ecco il mio indirizzo preferito: pasticceria gelateria Antonio Brancato.

Il Castello Maniace, emblema di Federico II di Svevia, non è visitabile, ma si può ammirare in tutta la sua magnificenza dal mare, approfittando di un’escursione in barca nell’Area Marina Protetta del Plemmirio.

In zona si trovano anche la Riserva Naturale Orientata Cavagrande del Cassibile,  l’oasi faunistica di Vendicari e Calamosche.

Per chi al fascino selvaggio preferisse una spiaggia attrezzata, c’è il lido Arenella e la spiaggia di Fontane Bianche.

Fonte Aretusa - Ortigia

Noto

La città è stata interamente ricostruita dopo il sisma del ’600 in stile barocco, per l’impianto urbanistico e lo stile architettonico unico per estensione è stata dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” UNESCO.

- Caffè Sicilia: inizio da Corrado Assenza, impossibile racchiudere una personalità caleidoscopica: filosofo, ricercatore, divulgatore, studioso ma soprattutto passionale amante dell’eccellenza delle materie prime. La migliore brioche e granita di Sicilia, l’ambiente del locale storico è cristallizzato agli anni ’50, ma accanto ai dolci tradizionali, troviamo creazioni moderne, gelati naturali dagli aromi ricercati, i celebri Mielarò, conserve, ottima caffetteria. La dimostrazione che se c’è qualità e tecnica non occorrono additivi e aromi artificiali. La competenza, gentilezza e attenzione del personale è un valore aggiunto.

- Crocifisso: il territorio offre gran parte delle eccellenze siciliane, che nelle mani dello chef trovano espressione massima: zuppe di legumi profumate alle erbe selvatiche, carne degli Iblei, pesce freschissimo, formaggi e ricotta speciale. Consiglio il turbante di spatola e il tortino al pistacchio.

In via Nicolaci, la terza domenica di maggio, viene allestita “L’infiorata”, artisti dell’arte floreale allestiscono decorazioni a tema sacro nella strada su cui si affacciano i teatrali balconi barocchi.

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Marzamemi

Piccolo borgo marinaro che ospitava la comunità dei pescatori della tonnara, oggi trasformato per accogliere i turisti. Si anima nelle lunghe e calde sere d’estate.

Marzamemi

- Ristorante Cortile Arabo: in un suggestivo cortile in cui arriva la brezza del mare potrete assaporare il pescato freschissimo. Convincenti gli abbinamenti e magistrale l’elaborazione delle materie prime. Stuzzicante la vasta selezione di antipasti, sorprendente il crudo di gamberoni su granita dolce salata alla menta ottimi i primi, asciutto, vario ed abbondante il fritto di paranza, aromatica e succulenta l’orata ai fiori eduli in crosta di mandorla pizzuta di Avola.

Orata con fiori eduli e mandorle di Avola - Cortile Arabo

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3 settembre 2012

Parigi: 10 luoghi dove mangiare tra ristoranti e pasticcerie.

Tour Eiffel

Lo dicevo che con la nuova stagione sarebbero arrivate tante piccole novità. Anzi quelle di oggi sono due. Siete pronti? Bene, perché la prima è che da oggi inauguro la rubrica “Guide Gourmet“, ovvero una sorta di piccolo vademecum che conterrà indirizzi e consigli su dove mangiare e dove recarvi per i vostri acquisti foodies in Italia, ma non solo.

La seconda è che di tanto in tanto qualche post di questa rubrica sarà scritto da Rossana aka @ViolettaCandita. Rossana è siciliana, non è solo una fedelissima lettrice del blog, se vi ricordate ha anche contribuito a farcire la sezione relativa alle ricette dei lettori, ma nel frattempo è anche diventata una cara amica con la quale sono perennemente in contatto. Tra noi due c’è stata da subito una certa empatia, inoltre è molto preparata, ama cucinare e viaggiare e, aspetto da non sottovalutare, scrive anche molto bene.

Il post di oggi è proprio scritto da lei. Per cominciare abbiamo pensato di fare le cose in grande e di darvi qualche indirizzo relativo alla magica Ville Lumiére. Lascio quindi ora la parola a Rossana che ha fatto per noi una selezione di mete imperdibili, corredandole dalle sue personali impressioni e osservazioni.

Parigi: 10 luoghi dove mangiare tra ristoranti e pasticcerie (foto e testi di Rossana)

Avrei tanto voluto avere Sara accanto in questo mio breve ed intenso viaggio a Parigi, condividere il “pellegrinaggio” nei fornitissimi negozi di articoli da cucina, cercare insieme a lei qualche cocottina o teiera vintage, degustare i migliori macarons passeggiando sulle rive della Senna nel tragitto tra i bellissimi musei o per il Jardin du Luxembourg. Sognando ad occhi aperti, assaporando una tarte framboise senza pensare che le avrei scatenato una crisi di golosità, ho iniziato a tempestarla con le foto dei miei assaggi. Credo di averla presa per la gola, e non so davanti a quale scatto le sia venuta l’idea di concedermi il privilegio di condividere con voi i miei appunti di viaggio. Spero di trasmettevi le mie emozioni, i ricordi fissati dai sapori, dai profumi, dalle sensazioni che i posti che ho visitato mi hanno regalato.

Pasticcerie

Pierre Hermé

1. Pierre Hermé: la haute couture de la pâtisserie. Collezioni effimere, sapori inediti, macarons dagli abbinamenti arditi ma sempre convincenti. Per sorprendersi e deliziarsi, ogni volta è come la prima volta. 72 rue Bonaparte è l’indirizzo se volete provare IL croissant.

angelina

2. Angelina: 226 rue de Rivoli. Questo indirizzo potrei farmelo anche tatuare! Aperto tutti i giorni, chiude intorno alle 18.00, dal 1903. Non è solo un salon de thé, ci si può accomodare negli ampi saloni arredati in stile Belle Époque per la prima colazione o per il pranzo, fino alle 15.00 ci sono anche proposte dedicate al brunch. Affollato a tutte le ore, da turisti, ragazzi, signore chic o da chi è in compagnia di un buon libro. Al piano superiore c’é meno rumore, si riesce ad assaporare ogni delizia scelta in serenità.

Consigli per l’assaggio:

- meringa, chantilly e vermicelli di crema di marroni, in due parole Mont-Blanc. Ho preferito la variante al cacao Choc Mont-Blanc;

- non chiamatela cioccolata in tazza, la Maison serve l’africain, il cui nome evoca l’origine della Costa d’Avorio del cacao. Servita con chantilly a parte. Nella boutique si può trovare oltre alla miscela in polvere, anche la bevanda pronta da scaldare;

- davvero buoni i macarons, percepirete differenze rispetto a quelli di altre maisons: si sente bene la mandorla, il guscio croccante cela un cuore fondente arricchito da una crema voluttuosa. Gusti classici, tutti da provare!

I dessert sono piccoli capolavori, si va dai classici éclairs o millefeuilles a delizie moderne come Saori o la Tartelette Eva. Sono tutte creazioni elaborate, che stupiscono il palato, dove l’uso di aromi e spezie non prevarica mai la raffinatezza. Vale la pena mettersi in coda, l’attesa sarà ricompensata.

Ladurée

3. Ladurée: i colori pastello illuminati dall’oro, gli allestimenti incantevoli, un nome diventato ormai un brand che prende forma nei più svariati articoli: matite, shopping bag, stickers, candele, linea beauty e ogni genere di cosa che può attirare fashion victims da ogni dove.

I macarons: resistono meglio al trasporto, hanno gusti più democratici, la meringa non ha quasi mai sapore proprio, può lontanamente ricordare i marshmallows. Le ganaches risultano talvolta eccessivamente aromatizzate, sconsiglio i gusti farciti con le gelatine. I miei preferiti sono vaniglia, caramello al burro salato, fior d’arancio e violetta.

Consiglio invece di cenare nella sede des Champs Elysées (75, avenue des Champs Elysées), possibilmente prenotando un tavolo al primo piano. Menù di qualità, proposta a tre portate a prezzi ragionevoli, ricco anche il brunch. Anche se siete solo a passeggio per les Champs Elysées, vale la pena di vedere il design del bar, a cui si accede da rue Lincoln.

campana

4. Café Campana: concedetevi una pausa all’ultimo piano del Musée d’Orsay, arredi di design e la luce naturale filtra dalla vetrata del grande orologio del museo. Troverete stuzzicanti proposte per un pranzo veloce. Se non avete voglia di consumare potrete ugualmente godere della spettacolare vista su Montmartre che si apprezza dalla terrazza. Se siete fortunati e il cielo sarà terso potrete anche vedere la basilica del Sacré Coeur.

5. Eric Kayser: boulangerie in cui entrerete automaticamente se passate vicino ad uno dei punti vendita, trasportati dal profumo dei più di 50 tipi di pane diversi. Imperdibili le pagnottine ai marrons glacés in inverno e alle albicocche in estate. Vasta scelta di sfoglie e frolle dolci e salate.

6. Una crêpe a Parigi?

Breizh Café: controllate la lavagna per valutare le proposte del giorno. Prenotate, per il brunch domenicale è gettonatissimo. Ottime crêpes e galettes, troverete sicuramente un sidro inedito nella vasta selezione.

In alternativa se avete in programma di visitare il Musée de l’Orangerie o passeggiando per les Jardins des Tuileries, arrivando all’ingresso su Place de la Concorde, troverete un ambulante che prepara enormi e fragranti crêpes, anche in estate scelgo quella alla crema di marroni.

Ristoranti

L'Atelier de Joel Robuchon

7. L’atelier de Joël Robuchon: lo dico subito: il conto sarà salato. L’ambiente, la clientela, l’atmosfera e l’aria che si respira è chic internazionale. Due quadri di spezie incorniciano la reception, vi sentirete nel tempio della cucina, filtrata alla vista solo da minimaliste composizioni di ortaggi in vasi di cristallo trasparente. Essenziale l’apparecchiatura all’americana, assortito e fragrante il cestino del pane. Ho scelto il piatto del giorno, la sogliola (di Dover) più succulenta, carnosa e deliziosa che mi ricordi! Si resta incantati dall’impiattamento: ben due camerieri perfettamente coordinati sfilettano il pesce a vista e lo dispongono, ricomponendolo millimetricamente, su un piatto riscaldato. Subito prima del servizio arriva una cocotte incoperchiata di un caldo, etereo, soffice indimenticabile accompagnamento, che è troppo riduttivo chiamare purè: viene preparato espresso in porzioni singole, montato a mano con latte caldo e mantecato con olio d’oliva. Si ha la sensazione di assaporare seta. Peccato la porzione sia ridotta.

I dessert sono i migliori assaggiati a Parigi:
- Les tartes: una selezione che consta di cinque piccole fette delle classiche torte francesi alle mele, cioccolato, limone, tarte pistacchio e lamponi e tarte alla cannella; impossibile scegliere la preferita, tutte di imparagonabile bontà e di magistrale esecuzione.

- Le Multivitaminé: ganache cioccolato al latte Jivara Valrhona abbraccia un culis di frutti rossi speziati che racchiude gelato alla verbena. Gioco di consistenze, sapori che si fondono in melodia.

- Le fruit de la passion: un soufflé caldo che non si affloscia neanche dopo dieci minuti (ne ho lasciato metà in attesa ;)) incontra l’esotico sorbetto servito a lato.

Con o senza caffè vi verranno servite delle caramelle mou artigianali e delle micro madeleines appena sfornate, non riuscirete a trattenere i complimenti!

Ne vale veramente la pena, si può risparmiare su altro e concedersi quella che sarà un’esperienza che non potrete dimenticare.

Le Square Trousseau

8. Le square Trousseau: non è facile trovare un ristorante aperto la domenica nella Ville Lumière. Lungo il percorso mi chiedevo cosa potessi aspettarmi da un bistrot storico, a cui pare sedesse anche Émilie Zola. Siamo nei pressi della Bastiglia. L’ambiente è accogliente, basta poco a dare freschezza ad un locale che porta il peso della storia: carta da pacchi come tovagliato, da usare come lavagna per lasciare qualche nota con i gessetti colorati. Personale di sala e di cucina giovane e attento, servizio rapido, ottimo pane a lievitazione naturale, cucina francese di qualità con proposte di ispirazione asiatica. Magica e suggestiva atmosfera, si cena a lume di candela, bellissimi candelabri illuminano il bancone bar perfettamente restaurato. Un locale confortevole, affacciato su un piccolo parco curato, in cui si respira storia, cordialità e autentica aria parigina. Per chi vuole mescolarsi ai parigini e non ama i posti turistici.

Le Square Trousseau

9. Le pré verre: ottimo rapporto qualità prezzo, menù di tre portate a 30,50 euro, varia ed organica la scelta dei vini, anche al calice. Prenotate, è affollato anche durante la settimana. Convincente il pomodoro ananas grigliato con gelato alla mostarda, intrigante l’abbinamento lampone peperone rosso dolce nel gazpacho, riproposto con il peperone giallo nel dessert. Tenerissimo e aromatico il maialino speziato al latte, succulenta la fricassea di pollo con avocado e misticanza. Da dimenticare il gelato al prezzemolo servito con le fragole. Personale un po’ sbadato e insufficiente dato il numero di clienti.

10. Vins des Pyrenées: autentico bistrot parigino, vini nazionali e cucina francese rivisitata. Prezzi onesti, servizio rapido, personale attento e amichevole. Porzioni abbondanti e qualità delle materie prime. Fresco il salmone su rémoulade di sedano rapa, ottimo il fritto di beignets di gamberi serviti con salsa piccante. Aromatici e gustosi i filetti di triglia serviti con finocchi caramellati allo zafferano e pesto di pistacchi, succoso il filetto di merluzzo al vapore, trancio alto servito su croccanti fagiolini, con una profumata salsa di cipollotto, pomodoro fresco e olive nere.

Vins des Pyrenées
25 Rue Beautreillis
75004 Paris

Ci sono mille altri posti in cui desidero andare, fate come me, lasciate i vostri indirizzi e le vostre segnalazioni per cui valga la pena di ritornare a Parigi!

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