Categoria - La cucina bolognese

22 marzo 2010

Crescente al rosmarino

Bocconcini di crescente al rosmarino
Vi ricordate della crescente? Forse i miei lettori più fedeli, e che mi seguono da più tempo, sapranno a cosa mi riferisco, a tutti gli altri consiglio invece di leggere questo mio post nel quale troverete qualche notizia in più su questa favolosa focaccia tipica bolognese. Dovete sapere che è una delle ricette che faccio più spesso, non solo perché è sempre un gran piacere mangiarla, ma anche perché è molto pratica, visto che è possibile congelarla già porzionata e riscaldarla brevemente al microonde per farla tornare come nuova. Proprio per questo ne conservo sempre un sacchetto nel freezer, che riservo alle grandi emergenze, come quando, ad esempio, ho finito ogni scorta di pane o per un aperitivo improvvisato con gli amici.
Qualche giorno fa dovevo per l’appunto riprepararla, avevo già anche predisposto tutti gli ingredienti a dire il vero, se non fosse che poi al lato pratico ero convintissima di aver conservato un bel gambuccio(la parte terminale del prosciutto) riservato allo scopo, che però alla fine non ho trovato (che l’abbia fatto fuori l’ultima volta che ho fatto il ragù al prosciutto? Probabile…). Ma siccome ormai avevo stabilito che in quel momento crescente doveva essere per forza (eh sì sono un’incurabile testarda ahimé), ho optato per una sua variante, ovvero quella al rosmarino e in formato finger food.
La ricetta proviene sempre dal mitico libro “Pane e roba dolce” delle sorelle Simili, edito da Avallardi, e devo dire che è stata una piacevolissima scoperta. Ho sfornato infatti dei fragranti e profumati bocconcini al rosmarino, ideali per arricchire il cesto del pane, ma anche per un aperitivo o semplicemente per uno spuntino pomeridiano, ancor meglio se accompagnati da un tagliere rustico di salumi e formaggi. Prima di passare alla ricetta permettetemi un solo consiglio, quello di non farli cuocere troppo, io li preferisco con una leggera doratura perché risultano internamente più soffici.
Bocconcini di crescente al rosmarino

Bocconcini di crescente al rosmarino

Ingredienti:
500 g di farina 00
200 g circa di acqua
25 g di lievito di birra
50 g di strutto (burro morbidissimo a temperatura ambiente nel mio caso)
70 g di olio extravergine di oliva
8 g di sale (un cucchiaino colmo)
3 cucchiai colmi di rosmarino fresco tritato
Procedimento:
Sbriciolate il lievito di birra in un contenitore contenente l’acqua tiepida e mescolate con un cucchiaio per farlo sciogliere. Nella ciotola della planetaria mettete la farina insieme allo strutto (o burro), alla soluzione di lievito e acqua, all’olio e al rosmarino tritato. Impastate il tutto utilizzando il gancio a uncino, aggiungendo da ultimo il sale, fino ad ottenere un impasto morbido, liscio e omogeneo. Formate una palla, ponetela in una ciotola e coprite con un foglio di pellicola per alimenti. Lasciate lievitare in questo modo per circa 40-50 minuti in un luogo al riparo da correnti d’aria (io l’ho messo dentro alforno spento con la luce accesa).
Trascorso questo tempo prendete l’impasto e, senza lavorarlo, stendetelo con un mattarello su di una spianatoia leggermente infarinata in modo da ottenere un rettangolo alto circa 1 cm. Con una rotella dentellata ricavate adesso tante strisce larghe circa 1 cm, che poi andrete a tagliare trasversalmente, sempre con l’ausilio della rotella dentellata, formando dei bastoncini della lunghezza di un dito. Spennellate i bastoncini con dell’olio di oliva e disponeteli su di una teglia rivestita di carta da forno avendo cura di distanziarli per bene tra loro. Lasciate lievitare per altri 15-20 minuti, quindi fate cuocere, una teglia alla volta, nel forno già caldo a 190-200° per circa 18-20 minuti, non devono essere troppo dorati in superficie. Sfornate e fate raffreddare su di una griglia per dolci.
Note: conservate i bocconcini all’interno di sacchetti di carta per un paio di giorni, altrimenti è possibile congelarli all’interno degli appositi sacchetti per alimenti. Basterà poi scongelarli per un paio di minuti almicroonde con l’apposito programma e torneranno come appena fatti.

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8 febbraio 2010

Le raviole bolognesi, secondo la tradizione della mia famiglia

Le raviole bolognesi

A questa ricetta sono particolarmente affezionata, perché le raviole bolognesi hanno allietato (e continueranno senz’altro a farlo per molto tempo) le mie giornate da che io abbia memoria, quindi parliamo davvero di moltissimi anni. Da sempre l’addetta alla loro preparazione è mia nonna paterna, che le confeziona con tanto amore e passione, seguendo un’antica ricetta tramandatale da una nostra parente. Quante volte sono state la mia merenda appena tornata da scuola, la mia colazione insieme ad una tazza di latte freddo o semplicemente il mio sfizio quando avevo voglia di qualcosa di dolce! Ancora adesso che convivo, questi dolcetti tipici a casa mia non mancano mai e li conservo in un bellissimo vaso di vetro antico, di quelli che un tempo si vedevano comparire nei banchi delle drogherie e sulle credenze delle case di una volta. Era da moltissimo tempo che mi riproponevo di imparare a farle, ci tenevo proprio tanto devo dire, ed ora che ne sono capace potete immaginare quanto io sia soddisfatta di me stessa, anche perché ho la certezza che in questo modo la nostra tradizione non andrà persa.

Le raviole sono tipiche di Bologna e vengono fatte con una pasta (la stessa utilizzata per fare la ciambella casereccia) che è abbastanza simile alla pasta frolla, ma risulta molto più soffice, elastica, malleabile e soprattutto ha la prerogativa di mantenersi a lungo nel tempo, pensate infatti che si conservano anche per 3 settimane. La tradizione vuole che il ripieno sia a base di mostarda bolognese e confettura di prugne nera, ma a dirvi la verità nella mia famiglia io le ho sempre ed esclusivamente mangiate con quest’ultima, scura, densa e aromatizzata deliziosamente dalla scorza di limone (fattore fondamentale per me questo) preparata sapientemente dal nonno, che è l’addetto alle preparazioni sotto vetro. Emanano il profumo dei dolci di una volta, di burro e zucchero, ma anche di anice e di mandorla amara, liquori che sono una costante nei dolci della mia famiglia e che noi spennelliamo sulle raviole appena cotte.

La tradizione vuole che questi dolcetti vadano intinti nel vino rosso a fine pasto, oppure c’è chi addirittura li dispone in più strati e li bagna con l’alchermes. In realtà sono magnifici anche inzuppati in una bella tazza di latte freddo (provate per credere), ma accompagnano anche divinamente un té o semplicemente possono diventare una nutriente e sana merenda, adatta anche ai più piccolini. Con questa dose si ottengono circa 70 raviole, una quantità che vi sembrerà abbondante lo so, ma trovo che sia molto pratico prepararne tante visto e considerato che si mantegnono così a lungo, in modo da fare una discreta scorta per poi tirarle fuori al momento del bisogno, anche come fine pasto improvvisato, perché no.

Le raviole bolognesi, secondo la tradizione della mia famiglia

Ingredienti per circa 70 raviole:
1 kg farina 00
500 g dizucchero semolato
250 g di burro morbido a temperatura ambiente (preso fuori dal frigo almeno 3 ore prima, non deve essere fuso)
6 uova
2 bustine di lievito per dolci
la scorza grattugiata di 1 limone bio
confettura di prugne q.b.
1 pizzico di sale
prima di infornare:
latte q.b.
zucchero semolato q.b.
dopo la cottura:
fare una soluzione con metà liquore all’anice e metà mandorla amara, disporla in un piatto fondo e utilizzarla per spennellare le raviole. Noi per comodità la mettiamo in uno spruzzino che utilizziamo solo per questa operazione.

Procedimento:
Disponete la farina (non occorre setacciarla) su di una spianatoia e formate la classica fontana. Versate al centro lo zucchero semolato e il lievito setacciato e formate nuovamente la fontana. In un lato esterno di quest’ultima formate con le dita un piccolo buchino (chiamato la ”casina del sale”) e riponeteci 1 pizzico di sale, in questo modo starà lontano dal lievito. Al centro della fontana mettete le uova e la scorza di un limone grattugiata e iniziate a sbattere con una forchetta prendendo a mano a mano un po’ della farina e dello zucchero circostanti. Quando il liquido si sarà in parte asciugato iniziate a coprirlo, dapprima velocemente con la farina e lo zucchero circostanti, poi impastando con le mani quel tanto che basta per ottenere un composto lavorabile ed asciutto. Aggiungete adesso il burro morbido a temperatura ambiente e impastate fino ad ottenere una pasta liscia, omogenea e priva di striature di burro. Formate una palla allungata e fatela riposare avvolta in un canovaccio pulito sul tagliere per circa 30 minuti (se le fate d’estate è consigliabile metterla in frigorifero).

Scaldate il forno a 140° in modalità ventilata e preparate 3 teglie rivestite di carta da forno. Infarinate leggermente la spianatoia e tagliate una porzione di impasto. Lavoratelo brevemente a mano facendo attenzione che resti sempre bello liscio e stendetelo con il mattarello, portandolo ad uno spessore di circa 4 mm. Con uno stampino coppapasta dentellato (come quello in foto, ad esempio) del diametro di 8 cm ricavate tanti dischi, reimpastate i ritagli e procedete in questo modo fino ad ottenere la quantità da riempire la prima teglia (nella mia ce ne stanno 21 ad esempio). Disponete una punta di cucchiaino di confettura di prugne al centro di ogni disco e chiudeteli a metà, ottenendo una mezzaluna, senza premere troppo sui bordi. Disponete le raviole così ottenute sulla teglia opportunamente distanziate di circa 3-4 cm (questo perché in cottura crescono un po’) e spennellatele con un po’ di latte. Spolverizzatele con dello zucchero semolato in modo da ricoprirne la superficie e fate cuocere per circa 22-25 minuti (casomai sorvegliatele perché non tutti i forni sono uguali. E’ fondamentale controllare che sotto non siano troppo scure e che abbiano in superficie un leggero colore dorato). Procedete in questo modo fino ad esaurimento dell’impasto. Ogni volta che sfornate una teglia di raviole cotte, spennellatele (o vaporizzatele, vedi premessa) da calde con la soluzione di anice e mandorla amara. Lasciatele riposare per qualche minuto poi trasferitele su di una griglia per dolci fino a quando saranno completamente raffreddate. Dopo diverse ore riponetele in barattoli di vetro o sacchetti di plastica per alimenti. Si conservano in questo modo per circa 3 settimane, forse più.

attrezzi

E questi sono alcuni degli “attrezzi del mestiere” che ho impiegato per preparare queste raviole. Si tratta di un coppapasta circolare dentellato del diametro di 8 cm, mentre in primo piano c’è una piccola curiosità: un aggeggio che serve per la pulizia delle grattugie, realizzato a mano da un nostro parente, e che si è dimostrato davvero pratico (naturalmente quest’ultimo non è fondamentale per la realizzazione delle raviole). Inutile dire che sono tutti regali di nonna.

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18 gennaio 2010

Streghe

Le Streghe
Immagino che molti di voi ormai conosceranno questo prodotto da forno dal nome un po’ curioso, visto che la ricetta è da molto tempo che circola per la rete e non solo, ma io non potevo non realizzarla visto che con le streghe ci sono praticamente cresciuta. Per chi ancora non le conoscesse, si tratta di una sorta di crackers, ottenuti da una sottile sfoglia di pasta di pane cosparsa di olio extravergine di oliva e sale, che venivano utilizzate dai fornai per testare la giusta temperatura dei loro forni a legna ogni notte, poco prima di mettersi al lavoro. Venivano chiamate per l’appunto streghe, dal dialetto streie, perché talvolta esse si bruciavano.
A Bologna ed in tutta la provincia si possono trovare presso i fornai e di solito vengono servite all’aperitivo o come antipasto rustico, magari chessò insieme ad affettati misti, salumi, formaggi freschi e paté. Le potete anche utilizzare per arricchire il vostro cestino del pane volendo, oppure per fare una sana e genuina merenda. E’ la prima volta che le preparo e devo ammettere che mi hanno regalato grande soddisfazione, soprattutto perché non mi aspettavo di riuscire a riprodurre in casa un sapore, che se non è del tutto uguale, è molto simile, a quello delle streghe che ero solita mangiare ogni sabato pomeriggio quando andavo a trovare mia nonna paterna.
La ricetta è delle mitiche sorelle Simili ed è la prima contenuta nel loro libro “Pane e roba dolce”, edito da Avallardi. La spronella, o rotella tagliapasta, che vedete in foto invece, mi è stata regalata sempre dalla nonna come premio per i miei progressi nel campo della pasta all’uovo, a voi non sembrerà nulla di così importante, ma è inutile dire che per me ha un enorme valore affettivo, anche perché è esattamente la copia della sua.

Le Streghe (delle Sorelle Simili)

Ingredienti:
500 g di farina 00
250 g circa di acqua
25 g di lievito di birra fresco
50 g di strutto (io ho usato il burro fuso freddo)
12 g di sale
olio di semi per spennellare la teglia
olio extravergine di oliva per spennellare le streghe
sale fino
Procedimento:
In un piccolo contenitore sbriciolate il lievito di birra nell’acqua (magari non in tutta, conservatene da parte un po’ che vi servirà per regolarvi in base all’assorbimento della farina), mescolando con un cucchiaio per farlo sciogliere completamente. Nella ciotola della planetaria versate la farina insieme all’acqua e al lievito, lo strutto (o come nel mio caso il burro fuso freddo) e iniziate ad impastate il tutto a bassa velocità con il gancio ad uncino. Aggiungete il sale e continuate ad impastare per circa 8-10 minuti. Formate una palla di impasto, disponetela in una ciotola e fatela lievitare coperta da un foglio di pellicola alimentare per circa 45-60 minuti.
Trascorso questo tempo prelevate una porzione di impasto non troppo grande (senza lavorarla), cospargetela con poca farina e appiattitela  un po’ con il mattarello. Piegate la sfoglia in due su sé stessa, assottigliatela nuovamente con il mattarello e portatela ad una larghezza che deve essere inferiore, al massimo uguale, a quella dei rulli della vostra sfogliatrice. Stendete la sfoglia iniziando dal numero 1 arrivando fino al 4 o 5 (con la Kitchen Aid).
Su di una teglia leggermente unta con poco olio di semi disponete la sfoglia così ottenuta (io ne ho messe 2 per ciascuna teglia), spennellatela con olio extravergine di oliva e cospargetela con poco sale fino. Con una rotella tagliapasta dentellata tagliatela a metà nel senso della lunghezza e poi in diagonale formando tanti rombi. Fate cuocere immediatamente nel forno già caldo a 210°-220° per circa 8-10 minuti, controllando spesso le streghe perché tendono a bruciare molto velocemente. Proseguite in questo modo fino ad esaurimento dell’impasto.
Note:
- dalla prima all’ultima infornata il tempo di attesa è abbastanza lungo e per questo si corre il rischio che le ultime sfoglie possano passare di lievitazione. A tal proposito è preferibile suddividere l’impasto iniziale in due parti uguali e porle a lievitare insieme. Mentre utilizzerete la prima, lasciate la seconda in frigorifero ben coperta e prendetela fuori non appena avrete terminato di cuocere la prima parte distreghe;
- conservate le streghe negli appositi sacchetti di carta per il pane, se nonostante questo accorgimento dovessero perdere di fragranza passatele per pochi minuti nel forno caldo a 170°-180°.

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