Categoria - Reportages

7 giugno 2012

Di terme, tartufi, vespe e campagna toscana. La Valdera in 5 punti.

Campagna toscana

Amo molto la Toscana. Una regione che ho esplorato in lungo e in largo in diverse occasioni, un po’ grazie ad amici che abitano in questa regione, un po’ per la passione per il vino e per i viaggi che mi hanno sempre portato a percorrere le sue strade, rimanendo ogni volta incantata davanti ai meravigliosi paesaggi che la campagna toscana, con le sue dolci colline, sa offrire.

Grazie al blog trip di #CascianaVitaSana al quale ho preso parte lo scorso week end, ho avuto la grande opportunità di visitare una parte della Toscana a me sconosciuta: la Valdera. Un territorio ricco di attrattive, che ho imparato ad apprezzare sin da subito grazie al ricco programma studiato apposta per me e per gli altri blogger (tutti del settore travel, a parte me e Giulia che eravamo le uniche foodblogger). So che in molti aspettavate un resoconto su questa mia esperienza e quindi eccomi qui pronta a raccontarvene i punti salienti.

Museo Piaggio

1. Inizio in ordine temporale dalla visita al Museo della Piaggio, che poi è stata la prima attività che abbiamo fatto. Si trova all’interno dello stabilimento dell’ex Attrezzeria di Pontedera, uno spazio che è stato recuperato e inaugurato il 29 marzo del 2000. Nasce con lo scopo di conservare la memoria storica dell’azienda e dei suoi progettisti come Corradino D’Ascanio e Luigi Pegna. Al suo interno sono ospitate le collezioni Piaggio, Gilera e Vespa. Ho potuto vedere l’interessante evoluzione di quest’ultima dalla sua nascita ai giorni nostri e di scoprire numerosi bizzarri prototipi che sono stati ideati e costruiti nel tempo. Credo che questo museo valga una visita, perché permette di conoscere ed approfondire un pezzo di storia di questa importante realtà italiana.

Museo Piaggio “Giovanni Alberto Agnelli”
Viale Rinaldo Piaggio, 7
56025 Pontedera (Pi)
per info su visite guidate cliccate qui

Museo Piaggio

Museo Piaggio

Quadro - Museo Piaggio

2. Al rientro da questa visita ci aspettava un “aperispa” presso l’hotel Terme Villa Borri. Di cosa si tratta? Una delle cose più simpatiche che abbia mai fatto. Un aperitivo/cena all’interno della spa dell’albergo stesso. Immaginateci tutti a cenare in accappatoio e costume e fare l’idromassaggio, bagni nella piscina del sale coperti da una volta stellata e la sauna. Non male vero? Io mi sono molto rilassata e anche divertita.

Terme di casciana

3. Sempre restando in tema di wellness non posso non spendere due parole sulle Terme di Casciana, situate tra le colline pisane nell’omonimo paese. Uno stabilimento che vanta una storia molto lunga, la cui origine pare sia legata ad un merlo delle Contessa Matilde di Canossa, il quale era vecchio e malconcio, ma dopo numerosi bagni in uno stagno contente acqua calda ritornava sempre più vispo e allegro. Qui sgorga l’Acqua Mathelda ad una temperatura costante e naturale di 35,7°C, un’acqua che appartiene alla famiglia delle bicarbonato calciche e che è da sempre conosciuta per le sue proprietà antireumatiche, contro l’artrosi e la sciatica. Noi siamo stati nella grande piscina esterna per qualche ora e ne abbiamo tratto grande giovamento, inteso in termini di relax e benessere. Oltre a locali adibiti a cure termali e a un centro di riabilitazione, il villaggio ospita al suo interno anche in centro estetico dove ho avuto l’occasione di provare un massaggio viso che ha completamente cancellato dal mio volto i segni della stanchezza accumulata nei giorni precedenti. Impagabile.

A caccia di tartufi

4. E poi non potevo non parlarvi del tartufo. Dopo tutto questo è sempre un food blog e di cibo dobbiamo parlare, no? E sì perché la Valdera è un’area molto vocata al tartufo, specie quello bianco. Dovete sapere che abbiamo avuto l’opportunità di assistere ad una battuta di caccia al tartufo in compagnia di Cristiano Savini e ai suoi fidati cani. Siamo stati quindi condotti in un bosco nei dintorni della sede dell’azienda e, subito dopo aver liberato i cani, abbiamo iniziato a fare i primi ritrovamenti, come quello che potete vedere in foto. Non mi era mai capitato di poter assistere a questa raccolta, devo dire che è stato particolarmente emozionante vedere il cane scavare nel terreno e portare al padrone una grossa palla di tartufo (in questa stagione tartufo nero estivo).

A caccia di tartufi

Il nostro raccolto

Ovviamente a questa sessione di caccia al tartufo è seguita una degustazione presso la sede di Savini Tartufi con i prodotti preparati dall’azienda. Qui una vera folgorazione è stata l’assaggio del gelato alla crema con il miele al tartufo. Nonostante inizialmente fossi particolarmente scettica, devo dire che mi sono dovuta ricredere. Credo che lo riproporrò molto presto anche a casa.

Savini Tartufi Srl
Piazza C. D’Ascanio
56036 Forcoli (Pi)
email: info@savinitartufi.it

Tartufo

Antipasti misti by Savini Tartufi

Una scoperta ;)

Miele al tartufo

5. Un territorio molto interessante quello della Valdera che vi consiglio caldamente di visitare noleggiando una Vespa, come abbiamo fatto noi con il nostro Vespa Tour. In questo modo avrete l’opportunità di scoprire in piena tranquillità panorami sempre diversi e suggestivi, da colline dolci punteggiate qua e là da qualche cipresso, a zone più verdi e inaspettatamente rigogliose. Ovunque una distesa di campi di grano dorati (pensate che mentre ero sulla mia vespa color senape canticchiavo Fields of Gold di Sting) alternati ad altri verdi o addirittura rosa, grazie alla presenza di una miriade di fiori di questo colore. Attraverserete borghi, percorrete salite e tornanti, ma lo spettacolo merita davvero di provare questa esperienza. Ah, se vi stavate chiedendo se ho guidato io, beh ovviamente no, ero caricata come passeggero, altrimenti credo avrei combinato senza dubbio qualche guaio ;)

Campagna toscana

Il teatro del silenzio

Io e Federchicca

Come prenotare il tour Valdera in Vespa? Semplice, ecco tutti i riferimenti:

Fiocco Rosso Viaggi
Via Galimberti 3
56025 Pontedera (Pi)
Tel. 0587/291039
email: e.petricci@fioccorossoviaggi.it

Inutile dire che questa sia stata una bella esperienza, sia perché ho avuto modo di scoprire un territorio e le sue tipicità a me sconosciute, sia perché ho avuto l’opportunità di farlo insieme a degli ottimi compagni di viaggio. Alcuni erano già stati con me in altri blog trip come Vitanova11 e nel progetto Quality 4 Travel, altri invece li ho conosciuti sul posto. Ecco i loro nomi:

Michela Simoncini – Comunica  Te Stesso
Francesca Turchi – Travel’s Tales
Cristiano Guidetti – Viaggio Vero
Francesca Barbieri – Fraintesa
Federica Piersimoni – Viaggi Low Cost
Michela Passarin – Color Trip
Giuseppe Trisciuoglio – Eurotrip
Giulia Scarpaleggia – Juls’ Kitchen
Simone Attanasio – Pizzulata
Bruna Fusco – Slow Travel
Leela Cyd – Leela Cyd

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24 maggio 2012

Una serata in cucina con Maurizio Santin e l’Accademia del Sapore Lagostina: intervista e una ricetta.

Lo chef Maurizio Santin in cucina

Accademia del sapore Lagostina

Come avevo preannunciato nei miei profili social, lo scorso giovedì sono stata invitata a partecipare alla tappa bolognese dell’ Accademia del sapore Lagostina, che si è tenuta presso la scuola di cucina Il Salotto di Penelope. Qui il maestro pasticcere Maurizio Santin ha tenuto un corso di pasticceria molto interessante. Il mio compito è stato quello di documentarlo e di raccontarvelo in un reportage dei miei.

Tre sono le ricette che il maitre à sucrer ha preparato in diretta per noi, spiegandocele in ogni sua fase e condividendo con noi preziosi trucchi e consigli:

1. caprese e crema chantilly:

Caprese con crema chantilly

2. plumcake, che per l’occasione è stato cotto negli stampi da muffin:

Piccoli plumcakes

3. golosità di cioccolato e lamponi, della quale, naturalmente previo permesso del maestro pasticcere, condivido con voi la ricetta:

Golosità di cioccolato e lamponi

Golosità di cioccolato e lamponi

Per la torta tenerella:
400 g di cioccolato al 55%
200 g di burro
200 g di zucchero semolato
120 g di farina setacciata
8 uova

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato e il burro insieme, alla temperatura di 50°. Aggiungere, con l’aiuto di una frusta da cucina, all’impasto di cioccolato e burro i tuorli uno ad uno e la farina setacciata, mescolare bene fino ad avere un impasto omogeneo. A parte in una planetaria montare a neve gli albumi, aggiungendo poco alla volta lo zucchero semolato. Appena montati aggiungere gli albumi, molto delicatamente e con l’aiuto di una spatola, all’impasto tiepido di cioccolato mescolando sempre dal basso verso l’alto. Cuocere a 170° per 12/13 minuti. La torta all’interno deve risultare ancora morbida e non troppo cotta per dare il senso al nome di tenerella.

Preparando la Torta Tenerella

La torta tenerella cotta

Ganache montata:
230 g di panna
25 g di sciroppo di glucosio
25 g di zucchero invertito
180 g di cioccolato al 70%
450 g di panna

In una casseruola portare ad ebollizione 230 g di panna con il glucosio e lo zucchero invertito; a parte tritare grossolanamente il cioccolato e riunirlo in una ciotola. Versare la panna bollente sul cioccolato, emulsionare con un frullatore ad immersione e freddare subito il composto con la restante panna liquida. Coprire la ganache con pellicola alimentare a contatto con la superficie e lasciar riposare in frigorifero per almeno 12 ore prima di montarla. Montare la ganache in una planetaria prima di utilizzarla.

Composta di lamponi

Per la composta di lamponi:
250 g di lamponi
115 g di zucchero semolato
12 g di succo di limone

Frullare i lamponi, versarli in una casseruola con lo zucchero e lasciar cuocere lentamente fino ad avere la consistenza di una composta, togliere dal fuoco e aggiungere il succo di limone. Raffreddare.

Montaggio del dolce:
Coppare la torta tenerella in dischi o quadrotti. Porre ciascuno di essi su di un piatto (o all’interno di un bicchierino), velare con la composta di lamponi e decorare con la ganache con l’ausilio di un sac à poche con bocchetta da Saint Honoré.

Piccoli cerchi di torta tenerella

Il cuore segreto delle golosità di cioccolato e lamponi

Golosità di cioccolato e lamponi

Si è trattata di una serata molto emozionante, formativa e divertente per me. Ammetto che non appena sono arrivata presso la sede della scuola ed ho visto davanti a me Maurizio Santin, mi è venuto un groppo in gola, un po’ perché sono sempre dannatamente timida e un po’ perché, come spesso mi accade in queste situazioni, provavo una naturale forma di soggezione, che si è poi affievolita con lo scorrere dei minuti (per fortuna ;).

Il cuoco nero si è dimostrato davvero molto disponibile, sia a rispondere alle molte domande che io e gli altri partecipanti gli abbiamo posto circa il procedimento delle ricette che stavamo di volta in volta preparando, sia a dedicare quindici minuti del suo prezioso tempo per chiacchierare con me concedendomi un’intervista. Ecco di cosa abbiamo parlato:

Quando hai deciso di accostarti alla cucina e quanto ha influito il fatto che tu sia figlio d’arte nella tua scelta? Ho iniziato quasi per caso. Infatti, una volta terminato il liceo linguistico, mi sono trovato a decidere come tutti cosa fare nella vita. Dato che non avevo più voglia di studiare ho deciso di fare questo lavoro, iniziando da mio padre con la piccola pasticceria e dando una mano dove serviva. Quello è stato il primo input.

Perché hai scelto proprio la pasticceria? E’ una scelta alla quale sono giunto nel tempo. Mi sono trovato ad un bivio e mi sono detto: “faccio il pasticcere o il cuoco?”, questo perché inizialmente ho rivestito entrambi i ruoli. Ho sempre amato fare dolci e di base sono una persona molto golosa. Inoltre ciò che mi è piaciuto della pasticceria da ristorazione è stata la difficoltà intrinseca di far mangiare un dolce a fine cena a chi veniva al ristorante, chi lo sceglie dopo numerose portate lo fa per golosità non per fame insomma, e allora mi ha divertito la scommessa di riuscire a colpire visivamente e golosamente chi ordinava quel dolce.

Quali sono le esperienze e gli chef che ti hanno maggiormente segnato? Io ho lavorato con il Taillevent di Parigi, da George Blanc, da Robuchon, da Ducasse, da Le Notre che è stato poi il primo dal quale sono andato. Ero giovanissimo, era il 1988. Poi mi ha molto segnato l’esperienza da Ducasse, dove mi sono dedicato maggiormente alla pasticceria rispetto che alla cucina, lavorando fianco a fianco con capo il pasticcere Christian Cottard, che oggi ha due pasticcerie ad Antibes ed è stato il mio maestro. Infine mi ha cambiato conoscere in un corso presso Valrhona Frédéric Bau, dove attraverso la tecnologia unita alla conoscenza (lui lavorava a stretto contatto con i chimici della sua azienda) riusciva a fornire spiegazioni dal punto di vista scientifico sulla metodologia di lavorazione del cioccolato in pasticceria. L’utilizzo del frullatore ad immersione deriva da questa esperienza ad esempio.

Parlami del rapporto tra tradizione e innovazione. Quanto c’è di una e dell’altra nelle tue ricette?  Io ritengo di essere innovativo, nel limite del giusto. Cerco sempre di essere moderno senza mai però sconfinare negli eccessi. Ritengo infatti che la pasticceria non possa fare quello che ha fatto la cucina con Ferran Adrià, perché essa ha dei limiti. Nonostante questo amo la tradizione, tra le varie cose il mio dolce preferito è il tiramisù, però mi piace cercare di alleggerire (non intendo ovviamente nel senso di light) e di portare qualcosa di più godibile, senza utilizzare schifezze o abbondare con i grassi.

Quali sono i cardini della tua filosofia in pasticceria? Il dolce deve essere buono, punto. L’estetica è molto importante, ma la caratteristica principale che cerco è che sia buono. Senza dubbio l’aspetto deve essere pulito, io non decoro mai in maniera eccessiva i miei dolci, mi piace l’essenzialità (e qui mi mostra alcune foto di dolci sul suo Iphone).

Qual’è stata la ricetta che ti ha dato maggiore soddisfazione? Il tiramisù destrutturato. Sì, potrei dire in effetti il dolce che ho inventato quando ancora ero all’Antica Osteria del Ponte, ovvero il tortino caldo dal cuore liquido, però se ci penso credo non mi abbia dato le stesse soddisfazioni del tiramisù.

C’è una ricetta di altri che hai assaggiato nelle tue esperienze e che non hai mai voluto preparare? Un dolce che non ho mai fatto è quello che più mi ha colpito nella mia vita, perché ero un ragazzino, mio padre mi aveva portato a mangiare a Le Chantecler di Nizza, ovvero un dolce composto da molte sfoglie di ciccolato finissimo intervallate da creme di agrumi. Indimenticabile. E siccome è stato il dolce della mia vita non l’ho mai rifatto perché mi sono detto che se mai l’avessi sbagliato non me lo sarei perdonato.

Qual è il tuo ingrediente preferito? Il cioccolato senza ombra di dubbio.

Cosa ne pensi dei social network, quali utilizzi, e dei blog che trattano argomenti di enogastronomia? Ma guarda è più mia moglie che legge queste cose e poi mi riferisce. Non leggo quasi mai blog, sono un lettore del Corriere della Sera. Questo perché quando esco dalla pasticceria non sono più un pasticcere, sono un uomo qualunque. Non faccio dolci a casa perché non mi interessa, di conseguenza non leggo di questioni inerenti al cibo. Il social è una forma di svago molto divertente che io uso a mio scopo personale, nonostante penso sia anche un potente mezzo di marketing. Ho una pagina pubblica  e un profilo personale che non tramuterò mai in pubblico perché mi voglio divertire a scrivere ciò che voglio senza filtri. Vengo anche a volte accusato di dire sempre le cose in maniera troppo schietta e a volte addirittura mi si dice che parlo troppo poco di pasticceria. Una cosa che mi fa arrabbiare è quando ricevo un messaggio con la richiesta di una ricetta, a volte rispondo, a volte no. Questo perché non sono un libro da sfogliare. Voglio dire già io faccio televisione, scrivo libri, ogni tanto pubblico qualche ricetta, penso che possa anche bastare no? Sul profilo pubblico condivido foto, parlo delle mie giornate e del mio lavoro, ma non scrivo anche qui ricette. Per quanto riguarda i foodblog penso che siano un fenomeno molto interessante, anche se a volte mi fanno arrabbiare, questo lo devo dire. Questo per l’atteggiamento di un certo tipo di blogger che si diverte a lanciare deliberatamente critiche ingiuste (quando sono invece giuste le considero molto costruttive) attaccandosi alla libertà di parola.

A quali nuovi progetti ti stai dedicando? Al momento non mi sto dedicando a nuovi progetti perché finalmente ho realizzato il mio sogno, che è quello di avere una pasticceria che è la Pasticceria Cattaneo di Sondrio, dove collaboriamo io e il proprietario, Gaetano Coglitore. Inoltre usciranno nuovi libri editi da Giudo Tommasi Editore: “Ciocco Santin”, “Dolci di crema e frutta” e “Ciò che rimane alla fine”. Però a dire il vero un sogno ce l’ho sempre: la mia faccia nella Madison di New York.

Ed eccomi in questa foto di gruppo insieme a Maurizio Santin e a Patrizia e Valeria de Il Salotto di Penelope, che ringrazio per l’ospitalità e per questa bella serata.

Foto di rito

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20 marzo 2012

Alla scoperta di Torino: 10 cose da fare e da vedere #Q4T

Torino - Piazza S. Carlo

Eccomi finalmente pronta a parlare della mia esperienza torinese e del progetto #q4t, del quale vi avevo già accennato qualcosa qui. Mettere ordine tra tutte le foto scattate e gli appunti presi, mi ha richiesto tempo e impegno, ma devo dire che è stato molto piacevole perché mi ha fatto ritornare con la mente ai momenti e alle esperienze vissuti intensamente nella città sabauda.

Come ho scritto fugacemente in un tweet, la prima impressione di Torino che ho avuto è di una città molto vivibile e a misura d’uomo, nonostante le sue dimensioni non proprio ridotte. Ci sono molte zone pedonali che permettono di passeggiare liberamente per le vie del centro e di godersi le bellezze della città senza doversi preoccupare del traffico, ci sono molti servizi per i cittadini e per i turisti.

Il nostro viaggio ha avuto come base l’hotel Golden Palace, di via dell’Arcivescovado, nel quale io e le mie due compagne di viaggio (Felicity e Federica) abbiamo soggiornato. Da qui ogni giorno insieme alla mitica nostra tour leader Silvana De Michelis, che ringrazio infinitamente per la sua grande competenza, cortesia e per averci saputo trasmettere l’amore per questa città, ci siamo spostate per lo più a piedi in modo da poterci soffermare ad osservare qualche scorcio o particolarità ogni volta che lo desiderassimo.

Il torello

Di questa città mi hanno colpita l’atmosfera regale e un po’ magica che si respira passeggiando per le sue vie e per i corsi, i palazzi maestosi con le facciate pulite e illuminate ad arte la sera, l’ospitalità e l’accoglienza che ho trovato sia nelle strutture ricettive visitate, che negli esercizi commerciali e nei suoi abitanti.

Torino - Piazza San Carlo

Torino - Dettaglio

Vi racconto quindi il mio punto di vista su Torino, in una sorta di mini guida che racchiude indirizzi e consigli su cosa visitare e dove mangiare, naturalmente basata sulla mia breve esperienza:

La granda in mezzo al pane

La granda in mezzo al pane

1. La Granda in Mezzo al Pane: inizio da qualcosa di mangereccio, dopo tutto questo è sempre un food blog, no? Un fast food dalla filosofia slow, dove si pone grande attenzione alla qualità delle materie prime che compongono ogni piatto che viene servito, iniziando dalla carne degli hamburger, di razza bovina piemontese che proviene dagli allevamenti de La Granda e che è stata insignita anche del presidio slow food, passando per il pane che compone i panini, preparato con farine di qualità macinate a pietra (Mulino Marino), per arrivare agli ortaggi sempre freschi e di stagione (non troverete le patatine fritte surgelate né precotte qui e lo potrete capire anche dal loro ottimo sapore). Ma c’è anche grande attenzione per le bevande, troverete infatti una vasta selezione di birre artigianali Baladin e bevande gassate (chinotto e gazzosa) di Lurisia. Prezzi contenuti, il menu più caro è a poco più di 10 euro.

La Granda in Mezzo al Pane
Piazza Solferino 16/a
Torino

2. Birrificio Torino: una meta imperdibile per gli amanti delle birre artigianali, dove sarà un piacere perdersi tra le diverse tipologie di birre, sia ad alta che a bassa fermentazione, prodotte direttamente nel locale dove si effettua la mescita, una ex fabbrica dei primi del ’900. Anche qui si presta grande attenzione alla scelta delle materie prime, quindi a luppoli, malto e all’acqua, la quale pare che proprio a Torino sia particolarmente adatta alla produzione di questa bevanda, come testimonia la sua lunga tradizione birraria (nel 1845 proprio a Torino viene inaugurato il primo birrificio in Italia). E’ possibile anche prenotare visite guidate al laboratorio per scoprire e conoscere insieme al Mastro Birraio tutte le fasi di produzione della birra.

Birrificio Torino

Birrificio Torino

Birra Torino

Birrificio Torino
Via Parma, 30
Torino
Tel. 011/2876562

3. Guido Gobino e Guido Castagna: sono alcuni dei grandi nomi dell’arte cioccolatiera torinese, sono stata in entrambi i loro punti vendita ed ho potuto assaggiare i loro prodotti. Gli amanti del cioccolato di alta qualità non possono non fare una sosta golosa qui. Da Gobino mi sono innamorata del celebre Tourinot e da Castagna de Gli Speziati.

Guido Gobino
Via Giuseppe Luigi Lagrange, 1
Torino

Guido Castagna
Via Maria Vittoria 27/c
Torino

Guido Gobino

Guido Castagna

foto-13

4. Porta Palazzo: avere l’opportunità di visitare questo quartiere insieme a Vittorio Castellani aka Chef Kumalè è stato un privilegio non da poco, in quanto Vittorio è stato una guida davvero preziosa. Giornalista free lance per riviste di food e travel, dopo essersi occupato di radio, concerti e musica indipendente, ha iniziato ad organizzare dei tour gastronomici in questo quartiere, del quale in passato si sono sempre raccontati gli aspetti negativi da cronaca nera, per fare emergere invece quelli positivi. Il cibo visto come elemento di aggregazione tra culture diverse è questa la “foodlosophy” (e qui cito le sue stesse parole) dello Chef Kumalé. Il Gastronomade, organizza anche corsi di cucina etnica presso le OGM (Officine Gastronomiche Multietniche) dell’Associazione Culturale The Couscous Clan (per informazioni tel. 335/6647579 o chef@kumale.net).

“In ogni piatto è concentrata, in sintesi, la storia e la cultura di un popolo” (Vittorio Castellani)

Vittorio Castellani aka Chef Kumalè

Nel nostro mini tour abbiamo esplorato velocemente la zona dove risiede la comunità magrebina, della quale mi piacerebbe segnalarvi la panetteria marocchina “Dolci Arabi”, nella quale potete trovare oltre a pane e prodotti da forno, tutta la pasticceria tipica che è davvero qualcosa che merita un assaggio (io l’ho fatto e rimpiango di non aver fatto acquisti in quel momento) e il ristorante marocchino Al Andalus, dove abbiamo consumato un ottimo pranzo.

Panetteria Pasticceria Dolci Arabi
Piazza della Repubblica 16
Torino

Ristorante Al Andalus
Via Gianfrancesco Fiochetto, 15
Torino

Delizie marocchine

Delizie marocchine

Oggettistica

Decorazioni

Ristorante Al Andalus - cous cous

Ristorante Al Andalus

Nell’area dove si trova la comunità asiatica invece, vi segnalo un market che è molto ben fornito di tutti quei prodotti che spesso sono un po’ difficili da trovare, quindi spezie, erbe aromatiche essiccate (io ho trovato il lemongrass per dire), curry, taro (le patate cinesi), i drumstiscks e le foglie di banano per citarne solo alcuni:

Asia Market
Corso Regina Margherita 132
Torino

Inoltre consiglio una visita sia al mercato contadino che al mercato coperto, nel primo, organizzato da Coldiretti, troverete una vasta scelta di ortaggi e frutti di stagione e nell’altro una vasta scelta di prodotti di qualità (carni, pesci, frattaglie, pani e tanto altro ancora), ma a prezzi davvero ragionevoli.

Mercato dei contadini

Al mercato contadino

Al mercato contadino

Mercato dei contadini

5. Il circolo dei lettori: questo è un luogo davvero suggestivo che mi ha colpita particolarmente. L’idea è quella di un circolo dedicato alla lettura, sia individuale che di gruppo, ma non solo visto che all’interno trovate una caffetteria ed un ristorante, nel quale si svolgono eventi in un ambiente molto curato, intimo e raffinato come quello delle stanze seicentesche di Palazzo Graneri della Roccia. Abitando a Torino penso che trascorrerei molto del mio tempo qui per leggere e scrivere, magari con il mio macbook e una buona tazza di te.

Il circolo dei lettori

Il circolo dei lettori

Circolo dei lettori
Via Bogino 9 (palazzo Graneri della Roccia)
Torino
Tel. 011/4326827

6. La Mole Antonelliana e il Museo Nazionale del Cinema: la prima rappresenta l’icona di Torino, almeno per me che non ci abito ecco, e devo dire che osservarla, magari all’improvviso dopo aver svoltato un angolo, è sempre qualcosa che lascia senza fiato.

La mole in lontananza

La Mole Antonelliana

Al suo interno consiglio di prendere l’ascensore di vetro per godere di una magnifica vista su tutta la città e poi di fare una visita all’interessante Museo Nazionale del Cinema, che racconta la storia delle produzioni su pellicola dall’inizio ai giorni nostri in maniera sempre interessante, coinvolgente e mai noiosa. Qui ho apprezzato molto soprattutto la parte iniziale del percorso, dedicata agli studi di ottica, rifrazione e alla luce.

Museo del Cinema

Museo del Cinema

Museo del Cinema

7. Torino magica: un tour che abbiamo fatto di sera, dopo cena, e che mi ha affascinata molto perché offre la possibilità di osservare Torino e i suoi monumenti da un punto di vista assolutamente inusuale per me. Si dice che in questa città convergano e convivano da sempre sia energia positiva che negativa e qui inoltre sono vissuti numerosi esponenti della massoneria, diventa quindi interessante scoprire e “leggere” eventuali simboli esoterici nascosti in fontane, decorazioni di palazzi e portoni che normalmente passano inosservati ai più, nonostante siano sotto gli occhi di tutti. Qualche anticipazione? Provate ad osservare la fontana di piazza Solferino e prestate attenzione alla simbologia, soprattutto della statua maschile che rappresenta l’inverno. Non trovate nulla di strano?

Per informazioni:
Somewhere Tours & Events
Via Botero 15
Torino

8. Torino sotterranea: sotto Torino si trova un doppio sistema di gallerie a due livelli, uno posto a 7 metri dalla superficie e l’altro a 14. Visitando il Museo Civico Pietro Micca potrete percorrerne una parte e conoscere i sistemi di difesa dei torinesi dagli attacchi dei vicini francesi nell’assedio del 1706.

Museo Pietro Micca

Museo Civico Pietro Micca
Via F.G. Guicciardini 7°
Torino
Tel. 011/546317
orario: da martedì a domenica (lunedì chiuso) dalle 9.00 alle 19.00
biglietto intero 3,oo euro
biglietto ridotto 2,00 euro

9. Spa Iside dell’Hotel Victoria: per chi desidera ritagliarsi qualche ora tutta per sé, consiglio di rilassarsi in questa Spa dall’atmosfera mediorientale. Qui ho fatto un massaggio classico all’olio che mi ha regalato bellissime sensazioni, ma non si tratta solo di questo, sono certa che sarà un piacere perdersi tra un calidarium, un bagno turco, un idromassaggio e tante altre attrattive che questo luogo offre. Dell’hotel non sono riuscita (per motivi di tempo) a vedere le camere, ma solo il piano terra, e l’ambiente circostante è molto british e particolare, sembra di trovarsi improvvisamente in un angolo di Inghilterra nel cuore di Torino.

Hotel Victoria
Via Nino Costa, 4
Torino

foto-17

10. Una menzione particolare va a tutti i caffè storici di Torino: ce ne sono moltissimi, dalle vetrine sempre molto curate e dagli interni magnificamente arredati. Durante il nostro soggiorno ne abbiamo visitati diversi e ognuno di essi ho scoperto avere una sua storia legata alla città o a personalità famose che li hanno visitati.

Vetrine

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