Categoria - Travel

20 settembre 2013

Istantanee siciliane: la riserva dello Zingaro

San Vito Lo Capo e la Riserva dello ZIngaro

Non ero mai stata prima d’ora in Sicilia. Tutti mi dicevano “vedrai ti piacerà, è bellissima” e cose così. Ma ciò che nessuno mi ha mai detto, è quello che ho poi scoperto solo vivendo l’esperienza sulla mia pelle: la Sicilia ti entra dritta al cuore, ti scorre nelle vene e, una volta vista, il desiderio è quello di non lasciarla più.

Dopo lo stordimento iniziale, dato dal viaggio, da tutte le commissioni da fare (l’arrivo in aeroporto, noleggiare l’auto, prendere confidenza con la stessa, abituarsi al traffico e tutto il resto), ho capito che davanti a me avevo una sorta di pagina bianca, tutta da scrivere e da vivere. Tutto ciò ha generato un brivido, una sorta di vertigine, situazione che si verifica ogni volta che realizzo che sto esplorando un mondo a me sconosciuto.

Per farla breve in due settimane di viaggio lungo buona parte delle sue coste, giorno dopo giorno ho aggiunto un tassello al mio personale mosaico siciliano. La visione d’insieme è quella di un viaggio che credo ricorderò a lungo, nonostante sia ben conscia che ciò che ho visto è solo una minima parte di quello che questa isola sa offrire.

San Vito Lo Capo e la Riserva dello ZIngaro

In preda ad un vigorosa nostalgia, oggi voglio lasciarvi qualche istantanea, non senza qualche indicazione, di una delle numerose tappe effettuate: la Riserva dello Zingaro.

Prima riserva naturale orientata siciliana, comprende il suggestivo tratto di costa tirrenica, lunga circa 7 km, che da Castellamare del Golfo giunge a Capo San Vito, per un’area che ha una superficie complessiva di 1650 ettari. Due sono gli accessi: quello meridionale dal borgo di Scopello (il parcheggio è situato poco dopo la tonnara) e quello settentrionale di San Vito Lo Capo. Quest’ultimo è stato il mio punto di partenza ed è raggiungibile percorrendo un lungo e tortuoso serpente d’asfalto, con notevoli pendenze e tornanti a strapiombo sul mare, che un po’ fanno rabbrividire e nello stesso tempo gridare con tutto il fiato che si ha in corpo per la meraviglia. Se ci si aggiunge l’aria fresca che entra dai finestrini aperti, la tua canzone preferita da cantare a squarciagola insieme, e un senso profondo di libertà, si ha l’impressione di essere ad un passo dalla perfezione assoluta.

Da questo ingresso è previsto un parcheggio, ma i posti sono limitati e quindi potrebbe essere necessario posteggiare lungo la strada, mettendo in conto una buona camminata a piedi fino alla biglietteria. Il consiglio è quello di richiedere la cartina dell’intera riserva, sarà molto utile per scegliere tra i vari sentieri proposti – costiero, di mezza costa e alto – che accontentano sia gli appassionati del mare che del trekking (costo del biglietto: 3,00 euro intero - 2,50 ridotto fino ai 14 anni di età e militari di leva - 0,50 per scolaresche - gratuito per bambini fino ai 10 anni di età e per chi ha superato i 65).

Per raggiungere la prima caletta saranno necessari almeno 20 minuti di passeggiata su terreno sconnesso (la seconda è a 40′), quindi è opportuno portarsi dietro bottiglie di acqua, indossare scarpe da ginnastica, proteggersi preventivamente con la crema solare e, magari, un cappello. I raggi del sole qui sono perpendicolari ed è facile bruciarsi anche solo camminando. Non sono previste spiagge attrezzate, ovviamente, quindi bisognerà anche provvedere alle vivande (possibilmente pane cunzato) e dotarsi di ombrellone.

Dopo tutta questa fatica, sudore, e se non siete allenati anche affanno, vi troverete immersi in un remoto angolo di paradiso. Rocce dolomitiche a strapiombo ricoperte da flora mediterranea, una vegetazione rigogliosa che cambia all’approsimarsi al mare, spiagge di ciottoli incastonate tra le pareti rocciose e acque in tutte le sfumature possibili del blu.  Percorrendo una parte dei sentieri di terra rossa, quello che mi ha colpita, oltre alla bellezza selvaggia del posto, sono stati i profumi. Se chiudo gli occhi, ancora adesso avverto l’intensità della macchia mediterranea, così come ricordo fortemente lo iodio. In questi frangenti può capitare di imbattersi in qualche animale più o meno domestico: dai muli utilizzati per trasportare materiale dagli addetti della riserva, ad una magra e spellacchiata volpe in cerca di cibo (credo), passando per le aquile del Bonelli o il falco pellegrino, conigli, donnole, istrici e molto altro (serpenti inclusi).

San Vito Lo Capo e la Riserva dello ZIngaro

Riserva dello Zingaro

Un luogo incantato in cui ci si sente davvero piccoli a confronto con la bellezza per nulla scontata di questo pazzesco. Sulla via del ritortno, svoltato Capo San Vito, c’è tutto un altro mondo da esplorare a partire da uno dei tramonti più magici che io abbia mai visto.

Qualsiasi informazione aggiuntiva sulla riserva si trova qui.

San Vito Lo Capo e la Riserva dello ZIngaro

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15 novembre 2012

Impressioni di Milano #guidegourmet4

Milano

testi e foto di Rossana

In un’intensa e atipica calda settimana di sole ad ottobre, ho goduto di tutto ciò che la capitale del design, della moda, dell’architettura, delle scienze offre. Milano lascia spazio all’estro di grandissimi maestri della cucina italiana, ma è vetrina anche di ristoranti che magnificano tradizione culinaria lombarda, quella regionale italiana e internazionale. Nominerò solo i posti visitati in questa mia ultima permanenza, quelli in cui ritornerei (ho avuto anche due spiacevoli esperienze). Molti sono rimasti nella lista di locali da visitare: i “soliti noti” in cui sono già stata, gli inaccessibili senza prenotazione di mesi prima, come il Museo del Cenacolo Vinciano, quelli fuori città.

Ormai sapete che teniamo molto alle vostre preziose segnalazioni, per mettere in luce gli indirizzi imperdibili nell’infinita offerta milanese, quindi se ne avete contribuite pure!

RISTORANTI

- Armani Nobu: di solito è il primo ristorante in cui mi reco appena metto piede a Milano. Arredi minimalisti in perfetto stile Armani, tavoli di pregiate essenze, un caldo benvenuto all’arrivo, light design indovinato. Sala fumatori al piano terra. Alta qualità, certezza del rispetto delle procedure di abbattimento del pesce crudo, sapori ricercati, vastissima scelta di sushi, sashimi e tempura.
Chi non ama particolarmente la cucina giapponese potrà ricredersi, lo stile jap-fusion ricco di contaminazioni sudamericane di Nobu Matsuhisa, stupisce anche i palati più esigenti. Per farvi un’idea scegliete in/out box, dove non manca mai una delizia indiscussa: il merluzzo nero. Ottima frutta esotica, il gelato Matcha e carta dei vini all’altezza.

- Al Pont De Ferr: ho osservato Matias Perdomo per tutto il tempo, godendo di un tavolo strategico, anche se traballante, con vista sulla cucina: gesti passionali, che hanno l’enfasi di un direttore d’orchestra, sicuri, attenzione alle cotture e ai dettagli dell’impiattamento, ardito alla prima impressione, ma si entra subito in sintonia con il registro vivace, eclettico ma calcolato. Incontenibile personalità materializzata in piatti che hanno superato l’avanguardia molecolare, trovando la grande onda da cavalcare. Una stella Michelin all’attivo.

mosaico ricciola - al pont de fer

I contrasti iniziano all’ingresso dell’osteria, un locale rustico, dagli alti soffitti, che accoglie la luce della grande vetrata. Insolita ambientazione per una tanto ricercata, creativa ed elaborata proposta culinaria. Mi colpisce immediatamente il carrello dei formaggi: buona scelta di erborinati di vacca, capra e pecora, qualche affinato particolare e interessanti stagionati. A richiesta ho avuto un’aromatica e non invadente gelatina di zenzero e un ottimo miele di castagno dalle note di tabacco, ambrato e caldo. Servizio veloce, meticoloso e personale di sala formato sulla filosofia dello chef: vietata la sostituzione dei piatti della degustazione.

Tavoli semplici, tovagliette di carta illustrate, i più grandi da condividere con altri avventori. Ricco cestino del pane, prontamente sostituito dopo i primi assaggi, mi hanno stuzzicato i grissini alla carruba e la brioches dolce-salata, meno quella burrosissima al curry, troppo protagonista. Il benvenuto autunnale è composto da crema tiepida di castagne, sorbetto di cachi e briciole di funghi: piacevolissimo contrasto dolce-salato che si mangia in un sol gesto con un cucchiaino da caffé. Il mosaico di crudo di ricciola era composto da alcuni dei miei ingredienti preferiti: noci di Macadamia, foie gras, gelatina al nero di seppia, pompelmo rosa e arancia, intervallati ai cubi di ricciola dall’indovinata salinità e dal corretto taglio delle fibre. Sconvolgente la delicatezza e l’equilibrio della sarda in saor, una pralina avvolta in gelatina di basilico. Sottotono gli gnocchi di patata alla brace, la salsa di burrata ai ricci manca di personalità. Sorprende la pasta alle vongole, esaltata dalla granita di salicornia e dall’acidulo delle alghe.
Mi sono ricreduta sul baccalà di cui avevo chiesto la sostituzione: un quadro di Jackson Pollock, consistenza fondente del trancio, circondato da frizzanti granite dai gusti classici della giardiniera, cavolo rosso e briciole croccanti. Forse più adatto all’estate, ma ancora piacevole per i 22°C della giornata. Col dessert culminano gli effetti speciali, ho scelto il gioco di gelatine di frutta, crema, menta, cocco, croccante alla mandorla e cioccolato, infinite consistenze, piatto ludico, ma bilanciato e mai stucchevole. Interessante il sigaro con gelato al tabacco Montecristo e il Campari.

Enocratia

- Enocratia: vi accoglie la gentilezza di Davide Mingiardi, che insieme allo chef Eugenio Boer, ha creato un locale forse unico nel panorama nazionale, il governo del vino. Il menù enocratico propone il vino in prima battuta a cui segue la portata che meglio lo esalta. Possibilità di scegliere anche solo un calice a tuttopasto. Riflettori puntati sui piccoli produttori, sui vitigni rari e sulle realtà biodinamiche. I piatti scelti vi verranno serviti direttamente dalle mani dello chef, che ha sempre risposto alle mie curiosità. Eugenio Boer vanta nel curriculum St.Hubertus, Arnolfo e Leggenda dei Frati, chef giovane ma di polso e personalità incisiva.

enocratia - vellutata carota, anice stellato e nocciole

Ben due gli amuse bouches offerti: cialda di mais e rosa canina, finferli, lumache di mare e crema di funghi, e una vellutata di carote, anice stellato e nocciole che ho amato al primo assaggio. Cozze ancora succose anche se il piatto richiede due cotture: la sapidità di questi molluschi, ripieni, viene perfettamente bilanciata dalla dolcezza della cialda al nero di seppia, dall’aromaticità del pesto leggero, nota fresca della concassé di pomodoro e dalla croccantezza dei microcrostini all’aceto balsamico. Trionfo di sapori con i tortelli ai tre latti, su crema di broccoli e pioppini. Predessert ispirato ai sapori del sud, per dessert ho scelto una bavarese allo yogurt, con gelatina di rose, hibiscus, litchi e pinoli tostati, una delicata sinfonia di aromi floreali perfettamente bilanciati dalla tenue acidità. Equilibrio perfetto degli zuccheri che lo rende un fresco e leggero fine pasto. Non saprete rinunciare al postdessert, accattivante anche la piccola pasticceria. Non c’è posto dove possiate sentirvi più coccolati, ultima sorpresa il conto: contenuto, considerando la qualità, la fantasia creativa e le materie prime. Provatelo al più presto, potreste iniziare anche dall’aperitivo.

ALTRI INDIRIZZI

- Peck: il tempio dell’alta gastronomia. Troverete ciliegie anche a dicembre, selvaggina, formaggi di qualità selezionata, piatti pronti e la sempre affascinante offerta di paté in gelatina, aragoste in bellavista, galantina di fagiano e infinite delicatessen. Questa volta i macarons non hanno retto il confronto con i dirimpettai francesi. In passato ho trovato molto accattivante il gusto al basilico. Al primo piano troverete una vasta selezione di caffé e té, accomodatevi per degustarle in loco.

- Peck Italian Bar: caffetteria/ristorante, in via Victor Hugo, vicinissimo alla gastronomia, potrete consumare velocemente al banco o concedervi un intero menù alla carta che spazia dalle insalate alla classica costoletta alla milanese. Chiude alle 20:30.

- Eat’s:  wine bar da 600 etichette e birre artigianali, caffetteria, bakery, ristobistrò, food market, dove mi sono recata ogni singolo giorno di permanenza a Milano. Ho trovato rarità alle quali ambivo da tempo, vastissima selezione gourmet che spazia su tutto ciò che esiste di commestibile. Varia selezione di formaggi affinati DeGust, tè Mariage Frères, alimenti senza glutine, tutti i prodotti di nicchia che non riuscite a trovare. All’ora di pranzo sarà già pronta una ricca offerta di piatti da asporto. In vendita anche pentole Agnelli e le “stoviglie” di Davide Oldani.

- Excelsior Café: la miscela espresso Haiti Komet mi ha conquistata, equilibrato, cremoso e corposo, più delicata la dolcezza del Timor Arabica, ma di struttura definita.

cova tè

- Cova: caffé storico, per l’afternoon tea o anche per un pranzo veloce. Lasciatevi sedurre dalla perfezione dei gioielli in vetrina, le creme degli choux sono sublimi, ricchi tramezzini, il rifugio perfetto per la pausa shopping.

- Design Café&Restaurant Triennale: sala luminosa e accogliente, buona caffetteria dove decantare le emozioni suscitate dalle esposizioni del museo. Sarei rimasta volentieri a pranzo sedotta dall’inebriante aroma di tartufo che giungeva dalle cucine a vista. Per chi oltre alla miscela, apprezza il design della tazzina.

- Ladurée: ben due punti vendita: la boutique in via Spadari e il corner al piano terra dell’Excelsior. Non c’è l’incantevole scelta della pasticceria fresca o le sale da té delle sedi parigine, ma i macarons vi aiuteranno a lenire la nostalgia. Anche i gusti offerti sono solo una selezione, i miei preferiti restano caramello al burro salato e vaniglia.

- Guido Gobino: il cacao in polvere è il mio preferito, non troverete solo Giandujotti e Cremini, ma anche le raffinate creazioni che nascono dalla continua ricerca e innovazione. Avete provato l’HazelShock? Praline gioiello, cialdine monorigine e irrinunciabili tavolette nocciolate.

Cioccolati italiani

- Cioccolatitaliani: gelateria che vi sorprenderà per la qualità e l’originalità dei gusti, che ne dite di caffè bourbon o rosa e cioccolato bianco croccante? Ricercata caffetteria.

Cioccolati italiani

- California Bakery: sono stata nella sede di via Larga, se non si prenota per il Brunch bisogna attendere più di 40 minuti. Compresi il succo d’arancia fresco (di tetrapak), tre tipologie di pane accompagnate da tre cremine a base di formaggio fresco aromatizzato e american coffee. Ottimi e soffici i pancakes, quello che è definito pregiato salmone affumicato in realtà è quasi eccessivamente salato, il burger di quinoa saporito, le patate al forno sono dei rosti un po’ unti. Ottimo cheesecake ai mirtilli e la Chiffon cake. La porzione di dolce si aggira sui 7 euro.

BRERA GOLOSA

Di Viola Di Liquirizia

- Di Viole Di Liquirizia: ”seconda stella a destra…poi dritto fino al mattino…”. Siete arrivati in una piccola sala da tè, dove vi accoglierà la gentilissima Pina Esposito, per consigliarvi un delizioso cupcake dal leggerissimo creamcheese frosting, magari accompagnato da una delle profumatissime miscele di tè Mariage Frères o da una cioccolata in tazza.

Sorbetteria Castiglione

- Sorbetteria Castiglione: non chiedete il cono ma “la cestina”! Manca l’atmosfera dei portici di Bologna, ma basta assaggiare il gelato alla crema per essere certi che si tratta proprio dell’originale. Il cioccolato è imperdibile, i sorbetti sono fatti solo di frutta, acqua e fruttosio, una buona scusa per assaggiarli tutti. Fragola e limone ci sono tutto l’anno, ma tenete d’occhio i gusti stagionali. Le proposte golose non mancano.

- Amorino: oltre che in via dei Fiori Chiari, c’è un secondo punto vendita ai Navigli. Oltre ai gelati e al caffé alla nocciola, sono deliziose le micro caramelline, le uso per decorare i cupcakes ;)

- Kusmi Tea: prossima apertura in via dei Fiori Chiari. In vendita anche alla Rinascente.

PROPOSTA LOW COST

- Princi: numerosi punti vendita, consiglio la sede di via Speronari 6. Non è solo una panetteria: accontenta qualsiasi voglia, ampia scelta per un pranzo veloce di piatti caldi e freddi, caffetteria, pasticceria, pizzeria, focacceria, manca solo il gelato!

Fiori Chiari

- Fiori Chiari Plates: arredi provenzali, una sala accogliente e un soppalco con vista sull romantico camino illuminato dalla luce delle candele. I tavoli in vetrina sono i più ambiti. Ricchi i taglieri di salumi, ben assortiti e accompagnati da caldo e fragrante gnocco fritto. Selezioni regionali, dove spiccano la pancetta alla lavanda, salame cucito di Varzi e il salame alle noci. Vellutate, zuppe, insalata alle polpettine di melanzane al sesamo, pasta home made elaborata in modo creativo. Dolci sfornati giornalmente, piccola carta dei vini. Prenotate, non ci sono molti posti disponibili. Cortesia, servizio rapido e qualità.

- Refettorio: siamo a Brera, all’interno di un antico palazzo, affacciato su un suggestivo giardino, arredi in legno naturale che rievocano la simplicitas, tavoli ben distanziati, un ristorante quasi nascosto, che lascia il gusto della sorpresa e trasmette la filosofia della qualità accessibile, grande attenzione e cortesia verso i clienti. Cucina tradizionale, materie prime biologiche che seguono la stagionalità: carne di Fassona, faraona, varie proposte di pesce, formaggi a latte crudo, cereali, legumi e verdure, poco manipolati e dai sapori autentici. Consigliato per una veloce pausa pranzo o per una cena a lume di candela. Si può approfittare del menù del giorno (primo e secondo 18 euro, solo il primo 12, secondo 15, compresi nel prezzo gli assaggi di benvenuto): hummus, torte salate o insalata russa e verdure di stagione. Fragrante pane integrale a lievitazione naturale servito caldo, acqua microfiltrata, un calice di vino, il dolce del giorno e caffè moka. Se si sceglie di ordinare alla carta il conto salirà, ma sempre con un buon rapporto qualità prezzo. Ottimi i ravioli di ricotta e barbabietola rossa, si può scegliere tra condirli al sugo d’arrosto o al burro colato e parmigiano di montagna. Ho scelto la torta di mele: soffice, affatto burrosa, accompagnata da crema inglese e da un assaggio di gelato fiordilatte appena mantecato. Oltre ai vini biodinamici e alle birre artigianali, avrete la possibilità di scegliere una bevanda calda, nella curata selezione di té o una tisana dell’antica farmacia dei monaci camaldolesi.

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22 ottobre 2012

Siracusa, Noto e Marzamemi. Guide gourmet #3

Duomo - Ortigia

testi e foto di Rossana.

Vi aspettavate una meta internazionale forse, ma oggi inizia il tour della mia terra, la Sicilia! Il mio intento è quello di raccontare i luoghi che amo di più, cercando di mettere in luce anche gli angoli più segreti, segnalando ristoranti, pasticcerie e tutto ciò che potrebbe interessare ad un viaggiatore gourmet. Sarò felice di rispondere alle vostre curiosità.

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Siracusa

La luce: abbagliante, chiarissima, intensa, che si riflette sul mare, sui palazzi e nelle piazze. Proprio la luce è la prima cosa che vi colpirà di Ortigia, l’isola che fu il primo insediamento greco di Siracusa, la cui architettura è rimasta sospesa tra Medioevo e Barocco. Da piazza Duomo si snoda un dedalo di vicoli che porta al mare, alzate gli occhi per cogliere ogni particolare, scorci delle dominazioni greca, romana, bizantina, araba e normanna.

Fatevi guidare dai profumi mediterranei che si sprigionano dalle trattorie tipiche della zona e arriverete da:

- Mariano: caratteristica osteria a conduzione familiare, ambiente rustico, porzioni appaganti, sapori intensi della cucina tradizionale. A voce vi declameranno le varie proposte di carne dei monti Iblei e di pesce dello Ionio, e vi sapranno consigliare e guidare nel consolidato menù: gli antipasti offrono una selezione di ortaggi, salumi e formaggi locali; non rinuncio agli spaghetti al nero di seppia, ottimi i frutti di mare, le cotture dei secondi sono espresse e si utilizza la griglia o la frittura che esalta le materie prime freschissime. Anche se non ordinerete il dessert, vi saluteranno offrendovi Passito di Noto, cubbàita (croccante di sesamo) e zenzero candito.

Zenzero candito e cubbaìta - Ortigia

- Don Camillo: lo Chef Sommelier Giovanni Guarneri si occupa di formazione in giro per il mondo, attento conoscitore delle eccellenze regionali. La cantina ospita più di 700 etichette. Il menù propone qualche piatto della memoria e innumerevoli creazioni dello chef, sempre attento alla stagionalità. Il legame solido alle tradizioni rinfrescato dalla sperimentazione degli abbinamenti. Autentica espressione dei sapori e dei profumi regionali.

- Oinos: per chi è alla ricerca di un’esperienza gourmet, i piatti nascono dall’estro e dalla creatività di due culture che si fondono, dell’elaborazione di materie prime di eccezionale qualità da parte di due giovani chef: Giacomo Lombardo e Keita Tanaka che ha salutato il Giappone innamorandosi di Siracusa. Colpisce il design dei piatti, i colori complementari incorniciano le pietanze. Anche le porzioni sono “moderne” ma appropriate al menù degustazione. Eccezionali i dessert e il cestino del pane. Ampia l’offerta della cantina. Il locale è intimo, accogliente e romantico, vi si arriva percorrendo il quartiere ebraico di Ortigia.

Se cercate cannoli, cassata o i dolcini di mandorla di Avola ecco il mio indirizzo preferito: pasticceria gelateria Antonio Brancato.

Il Castello Maniace, emblema di Federico II di Svevia, non è visitabile, ma si può ammirare in tutta la sua magnificenza dal mare, approfittando di un’escursione in barca nell’Area Marina Protetta del Plemmirio.

In zona si trovano anche la Riserva Naturale Orientata Cavagrande del Cassibile,  l’oasi faunistica di Vendicari e Calamosche.

Per chi al fascino selvaggio preferisse una spiaggia attrezzata, c’è il lido Arenella e la spiaggia di Fontane Bianche.

Fonte Aretusa - Ortigia

Noto

La città è stata interamente ricostruita dopo il sisma del ’600 in stile barocco, per l’impianto urbanistico e lo stile architettonico unico per estensione è stata dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” UNESCO.

- Caffè Sicilia: inizio da Corrado Assenza, impossibile racchiudere una personalità caleidoscopica: filosofo, ricercatore, divulgatore, studioso ma soprattutto passionale amante dell’eccellenza delle materie prime. La migliore brioche e granita di Sicilia, l’ambiente del locale storico è cristallizzato agli anni ’50, ma accanto ai dolci tradizionali, troviamo creazioni moderne, gelati naturali dagli aromi ricercati, i celebri Mielarò, conserve, ottima caffetteria. La dimostrazione che se c’è qualità e tecnica non occorrono additivi e aromi artificiali. La competenza, gentilezza e attenzione del personale è un valore aggiunto.

- Crocifisso: il territorio offre gran parte delle eccellenze siciliane, che nelle mani dello chef trovano espressione massima: zuppe di legumi profumate alle erbe selvatiche, carne degli Iblei, pesce freschissimo, formaggi e ricotta speciale. Consiglio il turbante di spatola e il tortino al pistacchio.

In via Nicolaci, la terza domenica di maggio, viene allestita “L’infiorata”, artisti dell’arte floreale allestiscono decorazioni a tema sacro nella strada su cui si affacciano i teatrali balconi barocchi.

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Marzamemi

Piccolo borgo marinaro che ospitava la comunità dei pescatori della tonnara, oggi trasformato per accogliere i turisti. Si anima nelle lunghe e calde sere d’estate.

Marzamemi

- Ristorante Cortile Arabo: in un suggestivo cortile in cui arriva la brezza del mare potrete assaporare il pescato freschissimo. Convincenti gli abbinamenti e magistrale l’elaborazione delle materie prime. Stuzzicante la vasta selezione di antipasti, sorprendente il crudo di gamberoni su granita dolce salata alla menta ottimi i primi, asciutto, vario ed abbondante il fritto di paranza, aromatica e succulenta l’orata ai fiori eduli in crosta di mandorla pizzuta di Avola.

Orata con fiori eduli e mandorle di Avola - Cortile Arabo

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