Categoria - Travel
3 settembre 2012
Parigi: 10 luoghi dove mangiare tra ristoranti e pasticcerie.
Lo dicevo che con la nuova stagione sarebbero arrivate tante piccole novità. Anzi quelle di oggi sono due. Siete pronti? Bene, perché la prima è che da oggi inauguro la rubrica “Guide Gourmet“, ovvero una sorta di piccolo vademecum che conterrà indirizzi e consigli su dove mangiare e dove recarvi per i vostri acquisti foodies in Italia, ma non solo.
La seconda è che di tanto in tanto qualche post di questa rubrica sarà scritto da Rossana aka @ViolettaCandita. Rossana è siciliana, non è solo una fedelissima lettrice del blog, se vi ricordate ha anche contribuito a farcire la sezione relativa alle ricette dei lettori, ma nel frattempo è anche diventata una cara amica con la quale sono perennemente in contatto. Tra noi due c’è stata da subito una certa empatia, inoltre è molto preparata, ama cucinare e viaggiare e, aspetto da non sottovalutare, scrive anche molto bene.
Il post di oggi è proprio scritto da lei. Per cominciare abbiamo pensato di fare le cose in grande e di darvi qualche indirizzo relativo alla magica Ville Lumiére. Lascio quindi ora la parola a Rossana che ha fatto per noi una selezione di mete imperdibili, corredandole dalle sue personali impressioni e osservazioni.
Parigi: 10 luoghi dove mangiare tra ristoranti e pasticcerie (foto e testi di Rossana)
Avrei tanto voluto avere Sara accanto in questo mio breve ed intenso viaggio a Parigi, condividere il “pellegrinaggio” nei fornitissimi negozi di articoli da cucina, cercare insieme a lei qualche cocottina o teiera vintage, degustare i migliori macarons passeggiando sulle rive della Senna nel tragitto tra i bellissimi musei o per il Jardin du Luxembourg. Sognando ad occhi aperti, assaporando una tarte framboise senza pensare che le avrei scatenato una crisi di golosità, ho iniziato a tempestarla con le foto dei miei assaggi. Credo di averla presa per la gola, e non so davanti a quale scatto le sia venuta l’idea di concedermi il privilegio di condividere con voi i miei appunti di viaggio. Spero di trasmettevi le mie emozioni, i ricordi fissati dai sapori, dai profumi, dalle sensazioni che i posti che ho visitato mi hanno regalato.
Pasticcerie
1. Pierre Hermé: la haute couture de la pâtisserie. Collezioni effimere, sapori inediti, macarons dagli abbinamenti arditi ma sempre convincenti. Per sorprendersi e deliziarsi, ogni volta è come la prima volta. 72 rue Bonaparte è l’indirizzo se volete provare IL croissant.
2. Angelina: 226 rue de Rivoli. Questo indirizzo potrei farmelo anche tatuare! Aperto tutti i giorni, chiude intorno alle 18.00, dal 1903. Non è solo un salon de thé, ci si può accomodare negli ampi saloni arredati in stile Belle Époque per la prima colazione o per il pranzo, fino alle 15.00 ci sono anche proposte dedicate al brunch. Affollato a tutte le ore, da turisti, ragazzi, signore chic o da chi è in compagnia di un buon libro. Al piano superiore c’é meno rumore, si riesce ad assaporare ogni delizia scelta in serenità.
Consigli per l’assaggio:
- meringa, chantilly e vermicelli di crema di marroni, in due parole Mont-Blanc. Ho preferito la variante al cacao Choc Mont-Blanc;
- non chiamatela cioccolata in tazza, la Maison serve l’africain, il cui nome evoca l’origine della Costa d’Avorio del cacao. Servita con chantilly a parte. Nella boutique si può trovare oltre alla miscela in polvere, anche la bevanda pronta da scaldare;
- davvero buoni i macarons, percepirete differenze rispetto a quelli di altre maisons: si sente bene la mandorla, il guscio croccante cela un cuore fondente arricchito da una crema voluttuosa. Gusti classici, tutti da provare!
I dessert sono piccoli capolavori, si va dai classici éclairs o millefeuilles a delizie moderne come Saori o la Tartelette Eva. Sono tutte creazioni elaborate, che stupiscono il palato, dove l’uso di aromi e spezie non prevarica mai la raffinatezza. Vale la pena mettersi in coda, l’attesa sarà ricompensata.
3. Ladurée: i colori pastello illuminati dall’oro, gli allestimenti incantevoli, un nome diventato ormai un brand che prende forma nei più svariati articoli: matite, shopping bag, stickers, candele, linea beauty e ogni genere di cosa che può attirare fashion victims da ogni dove.
I macarons: resistono meglio al trasporto, hanno gusti più democratici, la meringa non ha quasi mai sapore proprio, può lontanamente ricordare i marshmallows. Le ganaches risultano talvolta eccessivamente aromatizzate, sconsiglio i gusti farciti con le gelatine. I miei preferiti sono vaniglia, caramello al burro salato, fior d’arancio e violetta.
Consiglio invece di cenare nella sede des Champs Elysées (75, avenue des Champs Elysées), possibilmente prenotando un tavolo al primo piano. Menù di qualità, proposta a tre portate a prezzi ragionevoli, ricco anche il brunch. Anche se siete solo a passeggio per les Champs Elysées, vale la pena di vedere il design del bar, a cui si accede da rue Lincoln.
4. Café Campana: concedetevi una pausa all’ultimo piano del Musée d’Orsay, arredi di design e la luce naturale filtra dalla vetrata del grande orologio del museo. Troverete stuzzicanti proposte per un pranzo veloce. Se non avete voglia di consumare potrete ugualmente godere della spettacolare vista su Montmartre che si apprezza dalla terrazza. Se siete fortunati e il cielo sarà terso potrete anche vedere la basilica del Sacré Coeur.
5. Eric Kayser: boulangerie in cui entrerete automaticamente se passate vicino ad uno dei punti vendita, trasportati dal profumo dei più di 50 tipi di pane diversi. Imperdibili le pagnottine ai marrons glacés in inverno e alle albicocche in estate. Vasta scelta di sfoglie e frolle dolci e salate.
6. Una crêpe a Parigi?
Breizh Café: controllate la lavagna per valutare le proposte del giorno. Prenotate, per il brunch domenicale è gettonatissimo. Ottime crêpes e galettes, troverete sicuramente un sidro inedito nella vasta selezione.
In alternativa se avete in programma di visitare il Musée de l’Orangerie o passeggiando per les Jardins des Tuileries, arrivando all’ingresso su Place de la Concorde, troverete un ambulante che prepara enormi e fragranti crêpes, anche in estate scelgo quella alla crema di marroni.
Ristoranti
7. L’atelier de Joël Robuchon: lo dico subito: il conto sarà salato. L’ambiente, la clientela, l’atmosfera e l’aria che si respira è chic internazionale. Due quadri di spezie incorniciano la reception, vi sentirete nel tempio della cucina, filtrata alla vista solo da minimaliste composizioni di ortaggi in vasi di cristallo trasparente. Essenziale l’apparecchiatura all’americana, assortito e fragrante il cestino del pane. Ho scelto il piatto del giorno, la sogliola (di Dover) più succulenta, carnosa e deliziosa che mi ricordi! Si resta incantati dall’impiattamento: ben due camerieri perfettamente coordinati sfilettano il pesce a vista e lo dispongono, ricomponendolo millimetricamente, su un piatto riscaldato. Subito prima del servizio arriva una cocotte incoperchiata di un caldo, etereo, soffice indimenticabile accompagnamento, che è troppo riduttivo chiamare purè: viene preparato espresso in porzioni singole, montato a mano con latte caldo e mantecato con olio d’oliva. Si ha la sensazione di assaporare seta. Peccato la porzione sia ridotta.
I dessert sono i migliori assaggiati a Parigi:
- Les tartes: una selezione che consta di cinque piccole fette delle classiche torte francesi alle mele, cioccolato, limone, tarte pistacchio e lamponi e tarte alla cannella; impossibile scegliere la preferita, tutte di imparagonabile bontà e di magistrale esecuzione.
- Le Multivitaminé: ganache cioccolato al latte Jivara Valrhona abbraccia un culis di frutti rossi speziati che racchiude gelato alla verbena. Gioco di consistenze, sapori che si fondono in melodia.
- Le fruit de la passion: un soufflé caldo che non si affloscia neanche dopo dieci minuti (ne ho lasciato metà in attesa ;)) incontra l’esotico sorbetto servito a lato.
Con o senza caffè vi verranno servite delle caramelle mou artigianali e delle micro madeleines appena sfornate, non riuscirete a trattenere i complimenti!
Ne vale veramente la pena, si può risparmiare su altro e concedersi quella che sarà un’esperienza che non potrete dimenticare.
8. Le square Trousseau: non è facile trovare un ristorante aperto la domenica nella Ville Lumière. Lungo il percorso mi chiedevo cosa potessi aspettarmi da un bistrot storico, a cui pare sedesse anche Émilie Zola. Siamo nei pressi della Bastiglia. L’ambiente è accogliente, basta poco a dare freschezza ad un locale che porta il peso della storia: carta da pacchi come tovagliato, da usare come lavagna per lasciare qualche nota con i gessetti colorati. Personale di sala e di cucina giovane e attento, servizio rapido, ottimo pane a lievitazione naturale, cucina francese di qualità con proposte di ispirazione asiatica. Magica e suggestiva atmosfera, si cena a lume di candela, bellissimi candelabri illuminano il bancone bar perfettamente restaurato. Un locale confortevole, affacciato su un piccolo parco curato, in cui si respira storia, cordialità e autentica aria parigina. Per chi vuole mescolarsi ai parigini e non ama i posti turistici.
9. Le pré verre: ottimo rapporto qualità prezzo, menù di tre portate a 30,50 euro, varia ed organica la scelta dei vini, anche al calice. Prenotate, è affollato anche durante la settimana. Convincente il pomodoro ananas grigliato con gelato alla mostarda, intrigante l’abbinamento lampone peperone rosso dolce nel gazpacho, riproposto con il peperone giallo nel dessert. Tenerissimo e aromatico il maialino speziato al latte, succulenta la fricassea di pollo con avocado e misticanza. Da dimenticare il gelato al prezzemolo servito con le fragole. Personale un po’ sbadato e insufficiente dato il numero di clienti.
10. Vins des Pyrenées: autentico bistrot parigino, vini nazionali e cucina francese rivisitata. Prezzi onesti, servizio rapido, personale attento e amichevole. Porzioni abbondanti e qualità delle materie prime. Fresco il salmone su rémoulade di sedano rapa, ottimo il fritto di beignets di gamberi serviti con salsa piccante. Aromatici e gustosi i filetti di triglia serviti con finocchi caramellati allo zafferano e pesto di pistacchi, succoso il filetto di merluzzo al vapore, trancio alto servito su croccanti fagiolini, con una profumata salsa di cipollotto, pomodoro fresco e olive nere.
Vins des Pyrenées
25 Rue Beautreillis
75004 Paris
Ci sono mille altri posti in cui desidero andare, fate come me, lasciate i vostri indirizzi e le vostre segnalazioni per cui valga la pena di ritornare a Parigi!
7 giugno 2012
Di terme, tartufi, vespe e campagna toscana. La Valdera in 5 punti.
Amo molto la Toscana. Una regione che ho esplorato in lungo e in largo in diverse occasioni, un po’ grazie ad amici che abitano in questa regione, un po’ per la passione per il vino e per i viaggi che mi hanno sempre portato a percorrere le sue strade, rimanendo ogni volta incantata davanti ai meravigliosi paesaggi che la campagna toscana, con le sue dolci colline, sa offrire.
Grazie al blog trip di #CascianaVitaSana al quale ho preso parte lo scorso week end, ho avuto la grande opportunità di visitare una parte della Toscana a me sconosciuta: la Valdera. Un territorio ricco di attrattive, che ho imparato ad apprezzare sin da subito grazie al ricco programma studiato apposta per me e per gli altri blogger (tutti del settore travel, a parte me e Giulia che eravamo le uniche foodblogger). So che in molti aspettavate un resoconto su questa mia esperienza e quindi eccomi qui pronta a raccontarvene i punti salienti.
1. Inizio in ordine temporale dalla visita al Museo della Piaggio, che poi è stata la prima attività che abbiamo fatto. Si trova all’interno dello stabilimento dell’ex Attrezzeria di Pontedera, uno spazio che è stato recuperato e inaugurato il 29 marzo del 2000. Nasce con lo scopo di conservare la memoria storica dell’azienda e dei suoi progettisti come Corradino D’Ascanio e Luigi Pegna. Al suo interno sono ospitate le collezioni Piaggio, Gilera e Vespa. Ho potuto vedere l’interessante evoluzione di quest’ultima dalla sua nascita ai giorni nostri e di scoprire numerosi bizzarri prototipi che sono stati ideati e costruiti nel tempo. Credo che questo museo valga una visita, perché permette di conoscere ed approfondire un pezzo di storia di questa importante realtà italiana.
Museo Piaggio “Giovanni Alberto Agnelli”
Viale Rinaldo Piaggio, 7
56025 Pontedera (Pi)
per info su visite guidate cliccate qui
2. Al rientro da questa visita ci aspettava un “aperispa” presso l’hotel Terme Villa Borri. Di cosa si tratta? Una delle cose più simpatiche che abbia mai fatto. Un aperitivo/cena all’interno della spa dell’albergo stesso. Immaginateci tutti a cenare in accappatoio e costume e fare l’idromassaggio, bagni nella piscina del sale coperti da una volta stellata e la sauna. Non male vero? Io mi sono molto rilassata e anche divertita.
3. Sempre restando in tema di wellness non posso non spendere due parole sulle Terme di Casciana, situate tra le colline pisane nell’omonimo paese. Uno stabilimento che vanta una storia molto lunga, la cui origine pare sia legata ad un merlo delle Contessa Matilde di Canossa, il quale era vecchio e malconcio, ma dopo numerosi bagni in uno stagno contente acqua calda ritornava sempre più vispo e allegro. Qui sgorga l’Acqua Mathelda ad una temperatura costante e naturale di 35,7°C, un’acqua che appartiene alla famiglia delle bicarbonato calciche e che è da sempre conosciuta per le sue proprietà antireumatiche, contro l’artrosi e la sciatica. Noi siamo stati nella grande piscina esterna per qualche ora e ne abbiamo tratto grande giovamento, inteso in termini di relax e benessere. Oltre a locali adibiti a cure termali e a un centro di riabilitazione, il villaggio ospita al suo interno anche in centro estetico dove ho avuto l’occasione di provare un massaggio viso che ha completamente cancellato dal mio volto i segni della stanchezza accumulata nei giorni precedenti. Impagabile.
4. E poi non potevo non parlarvi del tartufo. Dopo tutto questo è sempre un food blog e di cibo dobbiamo parlare, no? E sì perché la Valdera è un’area molto vocata al tartufo, specie quello bianco. Dovete sapere che abbiamo avuto l’opportunità di assistere ad una battuta di caccia al tartufo in compagnia di Cristiano Savini e ai suoi fidati cani. Siamo stati quindi condotti in un bosco nei dintorni della sede dell’azienda e, subito dopo aver liberato i cani, abbiamo iniziato a fare i primi ritrovamenti, come quello che potete vedere in foto. Non mi era mai capitato di poter assistere a questa raccolta, devo dire che è stato particolarmente emozionante vedere il cane scavare nel terreno e portare al padrone una grossa palla di tartufo (in questa stagione tartufo nero estivo).
Ovviamente a questa sessione di caccia al tartufo è seguita una degustazione presso la sede di Savini Tartufi con i prodotti preparati dall’azienda. Qui una vera folgorazione è stata l’assaggio del gelato alla crema con il miele al tartufo. Nonostante inizialmente fossi particolarmente scettica, devo dire che mi sono dovuta ricredere. Credo che lo riproporrò molto presto anche a casa.
Savini Tartufi Srl
Piazza C. D’Ascanio
56036 Forcoli (Pi)
email: info@savinitartufi.it
5. Un territorio molto interessante quello della Valdera che vi consiglio caldamente di visitare noleggiando una Vespa, come abbiamo fatto noi con il nostro Vespa Tour. In questo modo avrete l’opportunità di scoprire in piena tranquillità panorami sempre diversi e suggestivi, da colline dolci punteggiate qua e là da qualche cipresso, a zone più verdi e inaspettatamente rigogliose. Ovunque una distesa di campi di grano dorati (pensate che mentre ero sulla mia vespa color senape canticchiavo Fields of Gold di Sting) alternati ad altri verdi o addirittura rosa, grazie alla presenza di una miriade di fiori di questo colore. Attraverserete borghi, percorrete salite e tornanti, ma lo spettacolo merita davvero di provare questa esperienza. Ah, se vi stavate chiedendo se ho guidato io, beh ovviamente no, ero caricata come passeggero, altrimenti credo avrei combinato senza dubbio qualche guaio ;)
Come prenotare il tour Valdera in Vespa? Semplice, ecco tutti i riferimenti:
Fiocco Rosso Viaggi
Via Galimberti 3
56025 Pontedera (Pi)
Tel. 0587/291039
email: e.petricci@fioccorossoviaggi.it
Inutile dire che questa sia stata una bella esperienza, sia perché ho avuto modo di scoprire un territorio e le sue tipicità a me sconosciute, sia perché ho avuto l’opportunità di farlo insieme a degli ottimi compagni di viaggio. Alcuni erano già stati con me in altri blog trip come Vitanova11 e nel progetto Quality 4 Travel, altri invece li ho conosciuti sul posto. Ecco i loro nomi:
Michela Simoncini – Comunica Te Stesso
Francesca Turchi – Travel’s Tales
Cristiano Guidetti – Viaggio Vero
Francesca Barbieri – Fraintesa
Federica Piersimoni – Viaggi Low Cost
Michela Passarin – Color Trip
Giuseppe Trisciuoglio – Eurotrip
Giulia Scarpaleggia – Juls’ Kitchen
Simone Attanasio – Pizzulata
Bruna Fusco – Slow Travel
Leela Cyd – Leela Cyd
8 maggio 2012
Cake al gorgonzola olive e timo limone e un’idea per una gita domenicale, ovvero Castel Thun.
Quando parlo dei cakes, dolci o salati che siano, scrivo spesso che sono molto pratici perché permettono di riciclare ingredienti che stazionano da un po’ nel frigorifero, come quei piccoli avanzi di formaggi e salumi vari che altrimenti non troverebbero una collocazione se non quella del cestino dell’immondizia, e perché sono molto facili da trasportare, quindi molto adatti a pic nic e pranzi al sacco (oddio ma si usa ancora questa espressione?).
Per fare le cose diverse dal solito oggi non solo vi darò la ricetta del mio ultimo cake svuota frigo, ma vi offrirò un piccolo e modesto spunto per una gita domenicale se non abitate troppo distanti da questa meta, anche solo per ricordarvi che esiste questo bellissimo luogo e che se passate dalle parti di Ton, provincia di Trento, non potete non fare una visita ad un castello medioevale, ovvero Castel Thun.
Questa suggestiva fortezza risalente alla metà del XIII sec. è stata la residenza di una delle più importanti famiglie feudali della regione, i Thun, e si trova arroccato su di una collina, all’altezza di 609 m, che domina la Valle di Non. Nel 1992 è stata acquisita dalla Provincia Autonoma di Trento e, dopo una lunga fase di restauro, nel 2010 è stata aperta al pubblico. Se l’aspetto esterno, in pieno stile gotico, risulta austero e imponente per la presenza di numerose torri, bastioni, fossati e mura, a mano a mano che si esplora l’interno si può notare come esso sia al contrario molto ricco e sfarzoso. Ma entriamo dalla porta principale e camminiamo insieme tra alcune delle sue stanze.
Al piano terra si trovano quelle pubbliche, mentre ai piani superiori le stanze dei signori che conservano gli arredi originari, visto che questo castello è stato sempre abitato fino a circa metà del ’900. Il suo aspetto attuale è frutto di successive modificazioni e interventi, anche a causa dei numerosi incendi che si sono succeduti nel tempo.
Un ruolo molto importante riveste la ricca biblioteca, dove si possono trovare preziose testimonianze della vita dei conti, ma non solo.
Ma la sala più sfarzosa è la celebre Stanza del Vescovo, facilmente riconoscibile per l’imponente letto a baldacchino con drappi di velluto rosso e il soffitto a cassettoni, interamente rivestita di legno di cirmolo.
L’ingresso ha un consto di 6,00 euro per la tariffa intera, mentre 4,00 euro per quella ridotta. Per maggiori informazioni su altre possibilità di biglietti e sugli orari di apertura del castello vi consiglio di consultare questa pagina.
Una volta usciti, se state viaggiando nei giorni feriali perché se non ricordo male nel week end è chiuso, dovete assolutamente fare una tappa da Andrea Paternoster, apicoltore nomade, che produce i famosi e ottimi Mieli Thun. Ecco l’indirizzo esatto dove potete trovare anche un piccolo shop:
Mieli Thun
Via Castel Thun, 8
Vigo di Ton (Tn)
Tel. 0461/657929
Ed ora passiamo alla ricetta, si sa mai che mi prendiate in parola e che pensiate davvero a fare un pic nic da quelle parti ;)
Cake al gorgonzola olive e timo limone
Ingredienti:
200 g di farina 00
10 cl di olio extravergine di oliva delicato
10 cl di latte
150 g di gorgonzola dolce
150 g di olive nere denocciolate
50 g di pinoli
1 cucchiaio di timo limone fresco
4 uova
1 bustina di lievito in polvere per torte salate
sale, pepe
Preriscaldate il forno a 180°. Schiacciate il gorgonzola con una forchetta, fino a ridurlo ad una crema. In una ciotola mescolate la farina e il lievito setacciati. In una seconda ciotola sbattete le uova con una frusta fino ad ottenere un composto omogeneo, quindi unite l’olio di oliva e il latte a filo, sempre mescolando. Incorporate la farina, il timo e il gorgonzola. Rimestate fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete le olive tagliate a rondelle e i pinoli che avrete precedentemente fatto tostare in una padella antiaderente senza grassi. Regolate di sale e di pepe, quindi versate all’interno di uno stampo da cake imburrato e rivestito di carta da forno (in questo modo starà più ferma). Fate cuocere sempre a 180° per circa 45 minuti, o comunque fino a quando uno stecchino infilato al centro del cake uscirà pulito. Lasciate raffreddare completamente prima di servire e di tagliare a fette (altrimenti si rovineranno).










































