Categoria - Vino

22 marzo 2012

Panna cotta al roquefort e gelatina al vincotto di fichi

Panna cotta al roquefort e gelatina di vino cotto di fichi

Ho pensato lungamente alla ricetta da abbinare al Moscato Passito “La Bella Estate” di Terre da Vino. Il fatto che nel progetto “Moscato & Salato”, legato alla prossima uscita del libro “Fornelli in Rete” di Francesca Martinengo (edito da Malvarosa Edizioni), fosse esplicitamente richiesto l’accostamento ad un piatto salato, ha solleticato non poco la mia proverbiale curiosità e molte idee hanno iniziato a farsi strada nella mia mente. Alcune le ho del tutto abbandonate, altre le ho messe in pratica e successivamente modificate fino ad arrivare al risultato finale del quale voglio parlarvi oggi.

Innanzitutto penso che per comprendere questo abbinamento sia doveroso spendere qualche parola su questo Moscato Passito. La prima cosa che mi ha colpita è stato il naso, che trovo molto femminile e mi ricorda un po’ la rosa, l’albicocca e il miele, con una leggera nota agrumata. E’ un vino che ha buona intensità, avvolgente e caratterizzato da una leggera sapidità. Il mio primo pensiero quindi si è rivolto al contrasto con un formaggio erborinato di carattere come il roquefort, aromatico e dal gusto penetrante. In una seconda fase ho poi tradotto il tutto in una panna cotta, nella quale la persistenza gusto-olfattiva di questo formaggio viene leggermente ingentilita, ma non troppo, dalla presenza del latte e della panna. Inoltre per richiamare le note passite del vino ho completato questa panna cotta con uno strato sottile di gelatina di vincotto di fichi, realizzata semplicemente con il vincotto e l’agar agar.

Consiglio di servire queste verrines dopo il piatto forte, al posto del classico plateau fromages, o come completamento dello stesso, e non come antipasto, perché a mio avviso iniziare una cena con un vino passito, comporterebbe poi (sempre che si abbracci l’idea di continuare in crescendo) il fatto di rischiare di sovrastare eventuali vini serviti con le pietanza successive.

Ecco dunque la mia ricetta:

Panna cotta al roquefort e gelatina al vincotto di fichi

Ingredienti per 4-5 bicchieri:
per la panna cotta:
100 g di roquefort
15 cl di latte intero
25 cl di panna fresca
5 g di agar agar
sale, pepe

per la gelatina al vino cotto di fichi:
120 g di vino cotto di fichi
1/2 cucchiaino di agar agar

Mettete il latte e la panna in una casseruola e portateli ad ebollizione insieme al sale e al pepe. Fuori dal fuoco unite subito il roquefort ridotto in piccoli pezzetti e mescolate prima con un cucchiaio e poi con una frusta fino ad ottenere un composto omogeneo. In una piccola casseruola mescolate l’agar agar insieme ad un po’ di acqua (quel tanto che basta a farlo sciogliere) e portate ad ebollizione. Unite una parte del composto per la panna cotta, stemperate il tutto, quindi aggiungete alla parte restante. Mescolate e versate nei bicchierini prescelti, fate raffreddare a temperatura ambiente, quindi ponete in frigorifero per qualche ora.

Per la gelatina al vino cotto: in una casseruola mescolate l’agar agar (il 1/2 cucchiaino) con un po’ di acqua, quindi portate ad ebollizione. Fuori dal fuoco stemperate con un po’ di vincotto di fichi, quindi aggiungete il vincotto restante. Fate intiepidire, quindi versate in uno strato molto sottile sulla panna cotta al roquefort, che nel frattempo dovrà essere diventata sufficientemente solida, in modo da evitare che i due composti si mescolino. Fate raffreddare il tutto in frigorifero fino a quando anche la gelatina si sarà rassodata.

Vino consigliato: Moscato Passito La Bella Estate 2009 – Terre da Vino

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29 settembre 2011

Cake al cioccolato con uvetta, vernaccia di Oristano e il suo sciroppo.

Cake al cioccolato con uvetta, vernaccia di Oristano e il suo sciroppo.

Cioccolato+uvetta+vernaccia di Oristano = amore al primo assaggio.

Questa piccola somma algebrica potrebbe da sola spiegare l’intera ricetta, ma come sempre, preferisco raccontarvela a modo mio. Ci sono abbinamenti che nascono praticamente da soli, nel momento in cui, pensando agli ingredienti che li compongono, quasi per magia l’associazione degli stessi convince dapprima la mente e poi, nel mio caso accade spesso, conquista il palato ancora prima di gustare quanto si è preparato. In questo caso è andata esattamente così.

Di questo morbido cake, punteggiato qua e là da uvetta e tocchetti di cioccolato fondente, ancora volutamente croccante sotto ai denti, mi è piaciuto come ciascun ingrediente venga esaltato dalla presenza degli altri due. Il gusto dolce, quasi caramellato dell’uvetta, si sposa infatti a mio avviso magnificamente con quello della vernaccia di Oristano, la quale va a profumare in maniera leggera (non aspettatevi quindi un sapore alcolico, tutt’altro), ma allo stesso tempo inconfondibile, l’impasto al cioccolato.

Un dolce che tradizionalmente andrebbe servito per colazione o merenda questo, ma che se accompagnato da una salsa dorata e ricca come questo sciroppo, nel quale compaiono ancora una volta uvetta e vino, può a mio avviso essere portato in tavola anche a fine pasto, come nel mio caso, e posso garantirvi che ha fatto la sua bella figura.

Cake al cioccolato con uvetta, vernaccia di Oristano e il suo sciroppo.

Cake al cioccolato con uvetta, vernaccia di Oristano e il suo sciroppo.

Ingredienti:
225 g di farina 00
200 g di cioccolato fondente al 55%
100 g di burro fuso (a temperatura ambiente)
2 uova
125 ml di latte
150 g di uvetta
130 g di zucchero di canna
90 ml di vernaccia di Oristano
25 g di cacao amaro
1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
1 cucchiaino di bicarbonato

per lo sciroppo alla Vernaccia di Oristano:
250 ml di vernaccia di Oristano
160 g di uvetta
180 ml di acqua
180 g di zucchero di canna

Per il cake: mettete l’uvetta in un contenitore, versatevi la vernaccia e fatela rinvenire per 10 minuti. In una ciotola versate lo zucchero ed unitevi la farina, il cacao, il lievito ed il bicarbonato setacciati. Aggiungete il cioccolato fondente tritato grossolanamente (si dovrà sentire sotto ai denti una volta che il dolce sarà cotto). Sbattete le uova in un piatto fondo con la forchetta, unitele alla ciotola con la farina unitamente al latte, al burro fuso a temperatura ambiente e l’uvetta che avrete scolato. Mescolate il tutto con una spatola fino ad avere un composto omogeneo. Versate il composto in uno stampo da cake imburrato e rivestito di carta da forno, livellando bene, e fate cuocere nel forno già caldo a 160° per circa 1 ora e 5 minuti, o comunque fino a quando uno stecchino, infilato al centro del dolce, uscirà asciutto e pulito. Fate raffreddare completamente prima di sformare.

Per lo sciroppo alla vernaccia di Oristano: in una casseruola dal fondo pesante versate il vino, lo zucchero, l’uvetta e l’acqua e mescolate a fiamma alta fino a quando lo zucchero si sarà sciolto e lo sciroppo sarà giunto a bollore. A questo punto proseguite la cottura a fuoco medio fino a quando la salsa si sarà addensata. Servite il cake tagliato a fette e irrorate ciascuna di esse con lo sciroppo.

Cake al cioccolato con uvetta, vernaccia di Oristano e il suo sciroppo.

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19 maggio 2011

#Barbera2, il mio punto di vista.

#barbera2

“Il vino è di tutti”. Queste sono le parole che Monica Pisciella, su twitter nota anche come @Wineup, ha pronunciato quando mi ha chiesto se volessi partecipare attivamente come blogger (non intendo come presenza, ma proprio nel raccontare questa manifestazione) a #Barbera2, lo scorso sabato 14 maggio. Prima di esse, un turbinio di pensieri mi è balenato nel cervello in rapidissima sequenza. Da un lato ho provato grande gioia per ricevere una simile richiesta da una persona che stimo davvero molto, dall’altro invece un certo senso di inadeguatezza mi rendeva dubbiosa. Ma come io, semplice appassionata, potrò mai raccontare e descrivere un vitigno ed un simile evento? Poi ci ho riflettuto a mente fredda e mi sono detta che Monica aveva proprio ragione, lo avrei fatto a mio modo e con i miei mezzi, o per lo meno ci avrei provato ecco.

Il foro Boario

E’ giunta l’ora di farlo. La cornice dell’evento è stata il Foro Boario di Nizza Monferrato (At), vestito per l’occasione a festa e arredato da un enorme rettangolo formato da numerosi tavoli. Al nostro arrivo sopra di esso era impossibile non notare lo sterminato numero di bicchieri che sarebbero serviti per la degustazione: 1000, 10 per ciascun partecipante. Di lì a poco sarebbero stati riempiti con altrettante tipologie di Barbera, che indico qui di seguito in base all’ordine di servizio:

1. Mokelumne River Ava 2009 – PDC Wines;
2. Barbera d’Asti Doc Sebrì 2001 – Cascina Gilli;
3. Barbera 2009 – Muscardini Cellars;
4. Barbera d’Asti Superiore Nizza Doc Neuvsent 2007 – Cascina Garitina;
5. Barbera 2008 – Boeger Vineyards;
6. Colli tortonesi Barbera Doc Monleale 2006 – Vigneti Massa;
7. Barbera 2008 – Cooper Vineyards;
8. Barbera del Monferrato Superiore Doc Barabba 2006 – Cantina Iuli;
9. Barbera 2007 – Rosa d’Oro Vineyards;
10. Barbera d’Alba Doc Vigna delle Fate 2005 – Varaldo.

Tutti e 10 le barbera

Come è stato già detto 10 bicchieri, 10 diverse espressioni dello stesso vitigno, 10 interpretazioni e altrettante emozioni che mi si sono presentate. Come potete notare, metà dei campioni era di origine piemontese, mentre la parte restante proveniva dalla California, due terroirs diversi con metodi divinificazione e tradizioni differenti. Attraverso i vari interventi che si sono susseguiti ho appreso molte nozioni a riguardo, dall’antropologia, all’origne e diffusione del vitigno in Italia, ad esempio. Oppure che la Barbera, come ci ha raccontato Gianluca Morino, viene chiamata al femminile perché in epoca diguerra ha sfamato molte persone e viene vista dai più come una grande madre nei confronti della quale bisogna avere il giusto rispetto. #Barbera2 è stato un importante momento di crescita per la sottoscritta quindi, ma non solo. In questa giornata ho incontrato vecchi amici, dato un volto a quelli nuovi e mi sono letteralmente nutrita delle idee nate del clima in fermento che ho respirato in quelle ore.

Monica, Gianluca e Paul Cattrone

Gianluca aka @gianlucamorino

Ho partecipato ad alcune manifestazioni di questo tipo, che sono state definite anche carbonare o underground (come #colfondo1 o #grignolino1 se vi ricordate), ed anche in questa  ho notato l’eterogeneità dei partecipanti: tra i cento protagonisti che formavano il gruppo di degustatori c’erano infatti giornalisti, vignaioli, agenti, wine&food blogger e, persone che iniziavano a muovere i primi passi in questo campo per la prima volta, tutti accomunati dalla medesima grande passione, quella per il vino, e dall’utilizzo dei social network, soprattutto twitter. Un evento 2.0, nel quale ognuno di noi ha potuto raccontare in diretta e al mondo intero le proprie sensazioni ed impressioni attraverso foto, tweet o qualche pensiero su facebook, ma non solo, si è trattato di un evento che è stato seguito in live streaming (mi sento di dire forse per la prima volta realmente funzionante) da un folto numero dipersone sia italiane che non, grazie ad un efficiente servizio di traduzione simultanea in inglese.

#barbera2

Se volete vedere qualche altro scatto della manifestazione, cliccate sulla presentazione che trovate qui sotto:

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