La Cisrà

La Cisrà

Ci sono persone che quando le conosci ti vanno subito a genio, con le quali immediatamente si instaura un feeling, con le quali tante volte uno sguardo vale più di mille parole, con le quali, infine (ma potrei continuare per ore) si instaura una bella e fresca amicizia che ha il sapore di una di vecchia data. Una di queste persone è Sandra. L’ultima volta che ci siamo riviste in occasione del Salone del Gusto di Torino è capitato che lei mi abbia fatto un dono prezioso: questa scodella, che oltre ad avere un aspetto molto grazioso e un grande valore affettivo per me, porta con sé una storia e la ricetta di un piatto tipico che io non conoscevo, quelle della cisrà. E che Sandra mi ha proposto di cucinare (ciascuna nella propria casa), degustare e poi raccontare a reti unificate, andate quindi anche da lei a leggere il suo interessantissimo post.

La cisrà è un piatto povero, una zuppa di ceci, trippe e molte verdure (zucca, porri, carote, sedano e patate nella versione che abbiamo preparato noi, ma ho letto che ce ne sono altre che prevedono cotenna di maiale e rape in aggiunta) tipica delle Langhe e di Dogliani. Si racconta che anticamente proprio in questa cittadina, durante la Fiera dei Santi, i membri delle Confraternite dei Battuti fossero soliti offrire una ciotola fumante di questa zuppa ai fedeli, stanchi ed affaticati, che giungevano alla fiera dopo aver percorso a piedi lunghissime distanze per poter partecipare alle funzioni religiose e all’ultimo mercato prima della stagione invernale.

Questa festività viene celebrata ancora oggi, durante la prima settimana di novembre, attraverso una sagra nella piazza di Dogliani Borgo, nella quale vengono serviti tutt’ora calde ciotole di Cisrà. La scodella che vedete in foto, un pezzo da collezione, è l’utensile tipico nel quale viene servita questa minestra, è realizzata dalle Ceramiche Besio e riporta il decoro della manifestazione.

Cisrà: zuppa di ceci e trippa

Ingredienti per 6 persone:
2 pugni abbondanti di ceci
4 porri (o cipolle)
2 patate
400 g di trippa
2 carote
2 gambi di sedano
1 pezzo di zucca
qualche foglia di cavolo (io ho utilizzato della verza)
1 cucchiaino di bicarbonato
sale, pepe

Procedimento:
Mettere i ceci a bagno la sera prima in acqua fredda e bicarbonato. Al momento di cucinarli lavateli bene sotto l’acqua corrente. Mondate le verdure (patate, carote, sedano, la zucca, il cavolo e 2 porri) e tritatele finemente. A questo punto mettete il tutto all’interno di in una capiente casseruola piena di acqua fredda insieme ai ceci. Nel frattempo in una padella antiaderente fate soffriggere i porri restanti (o cipolle), tagliati a rondelle fini, e aggiungetevi la trippa, precedentemente tagliata a listarelle. Stufate il tutto per una decina di minuti, dopodiché versatelo nella pentola insieme alle verdure e ai ceci. Salate e fate cuocere il tutto coperto a fiamma moderata almeno per 3/4 ore, finché i ceci risultano ben cotti e il liquido consumato. In ogni caso dovrà avere una consistenza non troppo asciutta, perché si tratta di una minestra. Servite con pane tostato a fette e una macinata di pepe.

Bibliografia:
– per la storia della Fiera dei Santi e della CisràComune di Dogliani;
– la ricetta è tratta dal volume “Quanto basta”, Il buon senso in cucina: raccolta ricette tipiche, in collaborazione con Progetto I.T.A.C.A


Autore

Sara Querzola
Sara Querzola
Ciao sono Sara e questo è Fiordifrolla, un luogo in cui si intrecciano e trovano una collocazione alcune delle mie più grandi passioni: cucina, scrittura, fotografia, vino e viaggi. Questo blog è nato nel 2008 quasi per gioco, con gli anni è diventato il mio lavoro: ad oggi sviluppo ricette (e video), le cucino e le fotografo per numerosi ed importanti editori, riviste e agenzie.
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36 commenti su “La Cisrà

  1. che dire, ora vado a prendere i fazzoletti di carta!
    tesoro, davvero un bel regalo, molto più bello della ciotola per la zuppa.Ti mando uno ‘stritolabbraccio’
    p-s bellissimo post, grazie infinite di cuore Sara

  2. Adesso vado a prenderli anch’io i fazzoletti, ma che bello questo post a reti unificate, che storia interessante, il nostro paese è pieno di storia e di cultura intorno al cibo che sarebbe interessante rispolverare come avete fatto voi ;)
    Buona settimana un abbraccio

  3. Siete nel mio cuore entrambe: due belle persone che stimo tanto ♥
    Sai che questa tradizione c’è anche da noi (nella versione senza trippa)?

  4. Dietro la cucina regionale c’è proprio un mondo da scoprire, infatti non conoscevo questa ricetta e la sua storia. Se poi sono condite da sentimenti come l’amicizia, sono valorizzate ancora meglio!

  5. Buongiorno Sara!
    Ricetta sconosciuta per me…
    Senti, ma io avevo visto un bellissimo reportage nel tuo album flickr… Mi chiedevo è solo rimandato di qualche giorno, vero?! Sarà presto su questi schermi, giusto??? ;) Sarebbe un peccato perderlo…
    Buona settimana!

  6. Buondi tesoro la ricetta mi sembra davvero fantastic a e la storia molto affascinante quindi nn ci resta che provare anche noi questo meraviglioso piatto davvero saporito!!un bacione,imma

  7. @ Sandra: non te l’aspettavi, eh? ;) Grazie infinite a te, per l’amicizia, il regalo, per avermi fatto conoscere questo piatto della tradizione. Un abbraccio affettuoso.

    @ Ady: ahahah grande Ady! Quoto tutto quello che hai scritto, la nostra tradizione culinaria è un vero patrimonio da preservare, che noi blogger secondo me abbiamo anche il compito di promuovere e far conoscere :) Buona settimana a te, un bacio.

    @ zanotto col fondo: grande Riccardo, non posso non essere d’accordo con quanto scrivi. Come dicevo ad Ady secondo me noi blogger (di cibo e vino) abbiamo anche il compito di fare conoscere queste tradizioni affinché non si perdano, ma restino vive nel tempo.

    @ Milena: grazie cara! No che non lo sapevo che questa tradizione ci fosse anche da voi, molto interessante questa cosa, potresti farci un post un giorno. A me interesserebbe molto perché non conosco nulla o quasi della Calabria. Gravissima lacuna eh ;)

    @ fiordivanilla: grazie Manuela :)

  8. @ Elga: non la conoscevo nemmeno io, è stato merito di Sandra che mi ha regalato la ciotola e proposto di fare questo post a due :)

    @ Carolina: buondì Caro!
    Eh lo so, sono le foto del Merano Wine Festival, non so ancora se riuscirò a fare un post interamente dedicato, questa settimana sarà piuttosto intensa per me lavorativamente parlando, ma ho una mezza idea però ;)
    Buona settimana a te.

    @ lise.charmel: le tradizioni sono le nostre radici e anch’io bramo per conoscere quanti più piatti regionali possibili ;)

    @ Mirtilla: allora, se ti piace la trippa, potrebbe fare al caso tuo ;)

    @ Ambra: grazie :)

  9. @ Imma: grazie Imma, sono felice che questo piatto povero ti ispiri, secondo me è perfetto per questa stagione. E’ una zuppa da preparare con amore, da lasciare sobbollire gentilmente sul fuoco ;)

    @ CorradoT: un patrimonio inestimabile Corrado che dobbiamo cercare di promuovere e conservare nel tempo :)

  10. ma dev’essere buonissima! questa la rifaccio saretta, garantito al limone (niente è un vecchio detto locale non farci caso XD) un abbraccio e un brindisi alle amicizie :)

  11. la trippa si usa anche al paese della mia mamma, nel comasco. Ma a me nn piace, o meglio nn riesco a mangiarla pensando cos’è..prima o poi riproverò a mangiarla..però grazie per aver condiviso questo racconto e questa tradizione..la ciotolina è troppo carina. ll’inizio pensavo fosse un fotomontaggio la scritta!! E poi la zuppa ha davvero un bel aspetto!

  12. Sara, Sara, Sara, scusami se non commento la ricetta, ma passo solo a salutarti: stiamo andando a prendere Mirto!!! Bacio, domani ti racconto tutto!

  13. adoro i ceci li ho appena cucinati con una pasta fatta in casa (da me ovvio :)
    mi piace molto l’abbinamanto con le verdure e la trippa, ottimo il cisrà da fare assolutamente!

  14. @ sara b: lo sapevo che ti sarebbe piaciuta! Ho pensato proprio a te quando l’ho pubblicata! Garantito al limone si dice anche qui ;) Un bacione.

    @ Fiore: grazie :)

    @ cleare: no, nessun fotomontaggio, la scritta sulla ciotola è autentica. Bella nevvero? :) Senza nulla togliere alla ricetta piemontese ti dico che è ottima anche senza trippa, però a questo punto non si può più chiamare cisrà :)

    @ Jasmine: verissimo. Grazie, buona giornata :)

    @ Fiordilatte: grazie Giada, sono felice che i nostri due post siano piaciuti. Immaginavo che tu, essendo piemontese con origini langarole, la conoscessi ;)

  15. @ Onde99: tranquilla, poi mi racconterai ;)

    @ lagaiaceliaca: piacciono moltissimo anche a me, quindi capirai che quando Sandra me l’ha proposto non ho potuto non accettare!

    @ daria: grazie, se ti va poi facci sapere cosa ne pensi ;)

    @ Symposion: grazie Gio, buona giornata!

    @ Genny: verissimo cara ;)

  16. Ciao! Sono capitata per caso su questo blog e ho notato la tazza della Cisrà *_* Io sono doglianese (ora trasferita a una trentina di km) e ho anche lavorato nell’organizzazione degli eventi legati alla Cisrà: non posso che essere felice che questa zuppa sia conosciuta e apprezzata anche al di fuori delle mie zone! :)

  17. @ Elisa: ho conosciuto questa ricetta grazie ad una cara amica di Torino che mi ha regalato prima la tazza e poi mi ha fatto conoscere anche la ricetta. Adoro questi piatti della tradizione perché sono sempre accompagnati da storie e tradizioni che sono un grande valore aggiunto della nostra cucina tipica :)

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