19 maggio 2011

#Barbera2, il mio punto di vista.

#barbera2

“Il vino è di tutti”. Queste sono le parole che Monica Pisciella, su twitter nota anche come @Wineup, ha pronunciato quando mi ha chiesto se volessi partecipare attivamente come blogger (non intendo come presenza, ma proprio nel raccontare questa manifestazione) a #Barbera2, lo scorso sabato 14 maggio. Prima di esse, un turbinio di pensieri mi è balenato nel cervello in rapidissima sequenza. Da un lato ho provato grande gioia per ricevere una simile richiesta da una persona che stimo davvero molto, dall’altro invece un certo senso di inadeguatezza mi rendeva dubbiosa. Ma come io, semplice appassionata, potrò mai raccontare e descrivere un vitigno ed un simile evento? Poi ci ho riflettuto a mente fredda e mi sono detta che Monica aveva proprio ragione, lo avrei fatto a mio modo e con i miei mezzi, o per lo meno ci avrei provato ecco.

Il foro Boario

E’ giunta l’ora di farlo. La cornice dell’evento è stata il Foro Boario di Nizza Monferrato (At), vestito per l’occasione a festa e arredato da un enorme rettangolo formato da numerosi tavoli. Al nostro arrivo sopra di esso era impossibile non notare lo sterminato numero di bicchieri che sarebbero serviti per la degustazione: 1000, 10 per ciascun partecipante. Di lì a poco sarebbero stati riempiti con altrettante tipologie di Barbera, che indico qui di seguito in base all’ordine di servizio:

1. Mokelumne River Ava 2009 – PDC Wines;
2. Barbera d’Asti Doc Sebrì 2001 – Cascina Gilli;
3. Barbera 2009 – Muscardini Cellars;
4. Barbera d’Asti Superiore Nizza Doc Neuvsent 2007 – Cascina Garitina;
5. Barbera 2008 – Boeger Vineyards;
6. Colli tortonesi Barbera Doc Monleale 2006 – Vigneti Massa;
7. Barbera 2008 – Cooper Vineyards;
8. Barbera del Monferrato Superiore Doc Barabba 2006 – Cantina Iuli;
9. Barbera 2007 – Rosa d’Oro Vineyards;
10. Barbera d’Alba Doc Vigna delle Fate 2005 – Varaldo.

Tutti e 10 le barbera

Come è stato già detto 10 bicchieri, 10 diverse espressioni dello stesso vitigno, 10 interpretazioni e altrettante emozioni che mi si sono presentate. Come potete notare, metà dei campioni era di origine piemontese, mentre la parte restante proveniva dalla California, due terroirs diversi con metodi divinificazione e tradizioni differenti. Attraverso i vari interventi che si sono susseguiti ho appreso molte nozioni a riguardo, dall’antropologia, all’origne e diffusione del vitigno in Italia, ad esempio. Oppure che la Barbera, come ci ha raccontato Gianluca Morino, viene chiamata al femminile perché in epoca diguerra ha sfamato molte persone e viene vista dai più come una grande madre nei confronti della quale bisogna avere il giusto rispetto. #Barbera2 è stato un importante momento di crescita per la sottoscritta quindi, ma non solo. In questa giornata ho incontrato vecchi amici, dato un volto a quelli nuovi e mi sono letteralmente nutrita delle idee nate del clima in fermento che ho respirato in quelle ore.

Monica, Gianluca e Paul Cattrone

Gianluca aka @gianlucamorino

Ho partecipato ad alcune manifestazioni di questo tipo, che sono state definite anche carbonare o underground (come #colfondo1 o #grignolino1 se vi ricordate), ed anche in questa  ho notato l’eterogeneità dei partecipanti: tra i cento protagonisti che formavano il gruppo di degustatori c’erano infatti giornalisti, vignaioli, agenti, wine&food blogger e, persone che iniziavano a muovere i primi passi in questo campo per la prima volta, tutti accomunati dalla medesima grande passione, quella per il vino, e dall’utilizzo dei social network, soprattutto twitter. Un evento 2.0, nel quale ognuno di noi ha potuto raccontare in diretta e al mondo intero le proprie sensazioni ed impressioni attraverso foto, tweet o qualche pensiero su facebook, ma non solo, si è trattato di un evento che è stato seguito in live streaming (mi sento di dire forse per la prima volta realmente funzionante) da un folto numero dipersone sia italiane che non, grazie ad un efficiente servizio di traduzione simultanea in inglese.

#barbera2

Se volete vedere qualche altro scatto della manifestazione, cliccate sulla presentazione che trovate qui sotto:

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16 maggio 2011

Friands alle fragole e pistacchi

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Eccomi di ritorno da un bellissimo evento legato al mondo del vino, #Barbera2, che si è tenuto lo scorso sabato a Nizza Monferrato (At) e del quale non mancherò di certo di scrivere nei prossimi giorni, giusto il tempo di sistemare le foto e riordinare le idee. Non vi anticipo nulla però (un po’ di sana curiosità ci vuole, no?) e passo alla ricetta che è oggetto del post di oggi.

Premessa. Non so se da quello che scrivo su queste pagine si capisca o meno (mi sa che è più la prima ;), ma sono una persona molto organizzata. Questa mia caratteristica si trasferisce anche in cucina ovviamente e quindi spesso mi trovo a cucinare pietanze che non mi servono all’istante, ma che invece impacchetto e congelo per le emergenze. E così nel mio freezer sovente si possono trovare scorte per ogni evenienza, dalle torte salate (già tagliate in spicchi), al pane (anch’esso già affettato), passando per sformatini, tortellini (e qui viene fuori la bolognese che è in me), brodo di carne e dolci come se piovesse, si sa mai che mi trovassi senza nulla per una cena improvvisata o non fossi in grado di sopperire ad una voglia del momento.

L’ultima cosa che ho cucinato a questo scopo sono stati questi friands, dei dolcetti originari dell’Australia e della Nuova Zelanda il cui impasto sembra essere un’elaborazione di quello dei più famosi financiers francesi. Si tratta di dolcetti che di solito sono composti da una base di farina di mandorle, albumi, burro, zucchero a velo e pochissima farina, alla quale di norma si aggiungono frutta fresca, cocco grattugiato, ecc, che hanno una caratteristica forma ovale (che si ottiene attraverso l’apposito stampo), ma molto spesso li si trova anche preparati all’interno degli stampi da muffins, come nel mio caso appunto. Se vi ricordate ne avevo già realizzata una variante al cocco e lamponi, qualche tempo fa a proposito della rubrica “Recuperiamo gli albumi”, che ovviamente oggi si arricchisce di una ricetta in più.

Questa volta sono partita dall’impasto base e l’ho arricchito con delle fragole (un po’ molto mature che stazionavano nel frigorifero da qualche giorno, ecco insomma un’idea per riutilizzare anche queste)tagliate a cubetti e dei pistacchi, che ho usato grossolanamente tritati all’interno e polverizzati come decorazione per la superficie di questi friands, abbinamento che mi piace sempre molto sia a livello cromatico che di gusto. Ho così ottenuto delle tortine molto profumate, davvero deliziose, che trovo perfette per una merenda con le amiche insieme ad una buona tazza di tè e a tante chiacchiere.

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Friands alle fragole e pistacchi

Ingredienti per circa 12-14 friands:
125 g di burro
110 g di farina di mandorle
210 g di zucchero a velo
100 g di farina 00
1/2 cucchiaino di lievito
5 albumi
fragole fresche q.b.
pistacchi sgusciati non salati q.b. (circa 70-80 g)

inoltre:
pistacchi tritati finemente per spolverizzare (facoltativo)

In una piccola casseruola mettete il burro e fatelo fondere a fiamma moderata, fino a quando assumerà un colore appena dorato. Fate raffreddare. In una ciotola mettete la farina di mandorle, lo zucchero a velo, la farina e il lievito setacciati, mescolate bene con un cucchiaio per amalgamarli. Aggiungete gli albumi, mescolando bene con una frusta, e il burro fuso (non caldo mi raccomando) rimestando di nuovo fino ad ottenere un composto omogeneo. Incorporate da ultimi i pistacchi grossolanamente tritati ed amalgamate.

Versate il composto così preparato all’interno di 12-14 stampini da muffins, rivestiti con gli appositi pirottini oppure opportunamente imburrati ed infarinati, quindi distribuitevi sopra 3-4 cubetti di fragole, che farete affondare leggermente (non del tutto, dovranno essere ben visibili) con una delicata pressione del dito, riempiendoli per 3/4. Spolverizzate la superficie di ogni tortino con dei pistacchitritati finemente (facoltativo) e fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 20-25 minuti, o comunque fino a quando i friands appariranno dorati in superficie, elastici al tatto ed umidi al centro. Servite tiepidi o a temperatura ambiente.

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10 maggio 2011

Vellutata di piselli al caprino e maggiorana

Vellutata di piselli al caprino e maggiorana

E dopo tanta opulenza (non mi riferisco allo stampo vuoto eh, bensì a quello che vi ho cotto l’ultima volta, ovvero la tarte al cioccolato bianco e fragole ;) passiamo a qualcosa di un po’ più leggero, che non so voi, ma io ne sentirei un po’ il bisogno.

Con l’arrivo della primavera molti piatti si colorano di tutte le tonalità del verde: asparagi, piselli, fave, taccole e fagiolini infatti ne sono i protagonisti. I sapori si fanno più delicati e pietanze ricche di intingoli tipicamente invernali lasciano il posto a preparazioni più semplici e dal gusto più fresco. Nel mio orto inoltre le giovani piantine di erbe aromatiche stanno crescendo nuovamente ed io non posso fare altro che iniziare a farne largo uso. Quest’anno, finalmente, oltre a quelle più comuni abbiamo piantato lamaggiorana che, se da secca non mi piace affatto, ho scoperto che al contrario da fresca fa la differenza in alcune ricette, come in questi involtini ai pistacchi ad esempio.

Ultimamente, tra le tante cose, mi piace molto gustare questa verdissima vellutata, nella quale il sapore dolce dei piselli si va a sposare, a mio avviso in maniera deliziosa, con quello dello scalogno edella maggiorana. Tre semplici ingredienti che insieme mi conquistano sempre per il loro delicato equilibrio. Per rendere questa crema un po’ più corposa ho aggiunto del caprino fresco (finalmente sono riuscita a scovarne uno degno di tale nome;), che ho frullato insieme ai piselli, e che grazie alla sua sapidità vi si abbina molto bene. In alternativa consiglio di sostituire questo formaggio con un cucchiaio di panna acida per porzione, altra versione che ho già sperimentato e che trovo altrettanto valida.

Ovviamente siete liberi di completare questa vellutata con quello che più vi aggrada, come crostini dipane condito con olio e sale e tostato in forno, cialdine di parmigiano (che se volete potete preparare seguendo la mia ricetta delle coppette, semplicemente diminuendo le quantità e facendo dei piccoli cerchi di formaggio da appoggiare ancora caldi su di un mattarello per conferirgli una forma ondulata), pancetta affumicata o prosciutto a listarelle fatti rosolare in padella senza grassi, scaglie di mandorle, ecc.

Vellutata di piselli al caprino e maggiorana

Ingredienti per 2-3 persone:
500 g di piselli sgranati
2 scalogni grandi
2 steli di maggiorana fresca
1 caprino fresco da 50 g (sostituibile con panna acida, 1 cucchiaio per piatto)
brodo vegetale caldo q.b.
olio extravergine di oliva
sale, pepe

Mondate gli scalogni ed affettateli sottilmente. Fateli appassire in una casseruola a fuoco medio insieme a 2-3 cucchiai di olio extravergine di oliva ed aggiungetevi i piselli insieme alle foglioline dimaggiorana lavate e tamponate con della carta assorbente. Fate insaporire brevemente, mescolando con un cucchiaio di legno, unite quindi brodo vegetale caldo a sufficienza in base alla densità che volete ottenere e fate cuocere a fiamma media fino a quando i piselli saranno cotti. A questo punto aggiungete il caprino sbriciolato e frullate il tutto con il frullatore ad immersione fino ad ottenere una crema liscia ed omogenea, se essa dovesse risultare troppo densa aggiungete poco brodo vegetale caldo alla volta. Regolate di sale e di pepe e servite subito, trasferendo la vellutata così preparata nei piatti di servizio. Accompagnate con crostini di pane tostato a piacere o quello che la fantasia vi suggerisce (vedi premessa).

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