7 giugno 2010

Troppo pigra. Ecco come mi sento ultimamente, pigra e forse anche un po’ svogliata ogni qual volta si tratta di fare qualcosa che esca dalla mera routine. Io che sono sempre stata una fanatica dello sport, del movimento, degli spostamenti, adesso fatico a fare tutto. Sarà la primavera? Uhm, ormai è troppo inoltrata, quindi non mi resta che dare la colpa ai primi caldi o alla pressione bassa, che poi forse è anche la stessa cosa, non so. Ma “Troppo pigra” è anche uno dei mood, e quindi un capitolo, dell’ultimo libro che ho acquistato, quello di Jo Pratt “In the mood for food”, edito da Luxury Books (del quale ha da poco parlato anche lei con una favolosa torta alle ciliegie e mandorle, che vi invito ad andare a vedere). In pratica, secondo l’autrice, esiste tutta una gamma di ricette perfette per accompagnare determinati stati d’animo e particolari esigenze, o voglie, che a volte ci attanagliano. Dal periodo in cui siamo in cerca di cibo comfort che ci consoli come una coccola per il fisico e per l’anima, a quello in cui siamo inguaribili romantiche, dalla fase salutista nella quale a tutti i costi sentiamo la necessità di mangiare cose sane e leggere, a quella iper golosa in cui dobbiamo essere gaudenti per forza, terminando con quella stravagante, riservata a quando abbiamo voglia di sorprenderci e di sorprendere chi ci sta intorno.
E poi ci sono le ricette per i momenti di pigrizia, con tanto di lista degli “Irrinunciabili in dispensa”, una sorta di elenco di quello che non dovrebbe mai mancare tra le nostre scorte di emergenza. Ma non aver voglia (o tempo) di stare troppo ai fornelli non significa per forza mangiare piatti poco curati o un panino e via. No, in base a veri e propri assi nella manica da assemblare di volta in volta in maniera diversa, è possibile gustare cibo comunque sfizioso ed appagante. Questo quasi-hummus (da me leggermente modificato) ne è la dimostrazione, perché è davvero velocissimo da preparare e anche altamente soddisfacente per il palato. Si tratta di una crema di fagioli cannellini (in scatola per chi è davvero pigro o secchi e da cuocere per chi ha più tempo), aromatizzata da succo di limone, aglio, peperoncino e condita con sale, pepe nero e ottimo olio extravergine di oliva. Si mette tutto nel frullatore ed ecco che si ottiene un dip, perfetto per accompagnare focacce, grissini, sfogliatine, crackers e pane tostato. Un salsina golosa da servire per l’aperitivo o come uno degli antipasti di una cena estiva ed informale. A noi è piaciuta moltissimo perché fresca, leggera e davvero ultra rapida. Naturalmente per ottenere un buon risultato è fondamentale condire questa crema in base ai propri gusti, quindi starà a voi cercare la giusta combinazione di aromi e spezie.
Hummus express ai fagioli cannellini
Ingredienti per 4-6 persone:
400 g di fagioli cannellini già cotti o in barattolo
il succo di 1 limone
1-2 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 pizzico di peperoncino secco in fiocchi
1/2 spicchio d’aglio
sale, pepe nero fresco macinato al momento
Procedimento:
Mettete i fagioli nel boccale del mixer insieme al succo di limone (filtrato naturalmente dai semi), all’olio extravergine di oliva, al peperoncino, all’aglio. Frullate il tutto aggiungendo un po’ di acqua (o altro olio) se necessario per aggiustare la consistenza del composto, che dovrà essere cremoso e morbido. Assaggiate e regolate di sale, pepe e peperoncino. Trasferite il tutto in una ciotolina e servite ben freddo accompagnando con pane pita, crackers, pane tostato, grissini e sfogliatine.
3 marzo 2010
Lo dico piano (voi nel frattempo toccate ferro per tutta la lettura del post, per favore), ma pare che in questi giorni abbiamo avuto un piccolo assaggio di primavera: le temperature iniziano ad essere un po’ più miti e il sole allieta le nostre giornate. Per la prima volta ne sentivo il bisogno, io che ho sempre amato l’autunno e l’inverno non ne potevo più della pioggia, della neve e della nebbia. Ho voglia di cambiamento, di rinnovamento e necessità di energia, di luce, di un cielo blu senza nuvole.
Approfittando della bella stagione sarà anche più piacevole fare delle scampagnate fra amici nel week end e magari ci sarà anche modo di fare qualche bucolico pic-nic, perché no. Ecco che allora è meglio non farsi trovare impreparati e conservare qualche ricetta da infilare nel mitico cesto di vimini. E cosa c’è di più adatto a queste occasioni se non lui, il nostro Mr. Cake? Ha un formato pratico per il trasporto, è semplicissimo da realizzare, ma soprattutto viene sempre bene con qualsiasi ingrediente abbiate in dispensa, basta solo avere un po’ di buon gusto nell’abbinamento, ovvio.
L’ultimo nato in casa Fiordifrolla è quello protagonista della ricetta di oggi, che in realtà assomiglia ad un contorno che mangiavo spessissimo da bambina (anzi è proprio a quello che mi sono ispirata), ovvero i piselli al prosciutto. Abbinamento che mi è sempre piaciuto (e che qui si è ancora una volta confermato), non solo dal punto di vista cromatico, ma anche per l’equilibro che si crea tra la dolcezza dei primi e la sapidità del secondo. A completare il tutto la croccantezza delle noci, grossolanamente tritate nel mortaio che, insieme agli altri due ingredienti, regalano una bellissima ed allegra texture a questo cake. Ah, naturalmente non si presta solamente ai pic-nic, ma ad un aperitivo o ad un pasto completo e veloce se accompagnato da una fresca insalatina.
Cake al prosciutto, piselli & noci
100 g di gruyère grattugiato
80 g di piselli (freschi o surgelati)
80 g di prosciutto crudo a fette tagliato grossino
1 bustina di lievito per torte salate
Preriscaldate il forno a 180°. Riducete il prosciutto crudo a listarelle con un coltello affilato. In una ciotola sbattete le uova insieme all’olio e al latte. Incorporate la farina setacciata e il gruyère e lavorate il tutto con una spatola fino ad ottenere un composto omogeneo e ben amalgamato. Unite adesso il prosciutto, i piselli (se surgelati metteteli direttamente nell’impasto senza scongelarli) e le noci, che avrete tritato grossolanamente dentro ad un mortaio. Regolate di sale e di pepe, quindi mescolate di nuovo. Da ultimo unite il lievito ben setacciato e incorporatelo delicatamente all’impasto. Versate il tutto all’interno di uno stampo rettangolare da cake (il mio da 25 x 11 cm) rivestito di carta da forno e fate cuocere per circa 50 minuti o comunque fino a quando uno stecchino, infilato al centro del cake, uscirà asciutto e pulito. Lasciate raffreddare completamente il cake prima di sformarlo.
3 febbraio 2010
Non vorrei affatto che pensaste che questo blog aspiri a diventare una bella mostra di prodotti di nicchia e totalmente introvabili, tutt’altro. Se talvolta parlo di prodotti un po’ particolari e semi-sconosciuti è perché spero che possano interessarvi e che siano uno spunto per aumentare non solo le nostre conoscenze (io imparo con voi, ovviamente), ma anche un po’ la gamma degli ingredienti che di solito utilizziamo per i nostri piatti, un modo come un altro per ampliare i nostri orizzonti culinari insomma. C’è anche da dire che chi mi sta intorno ormai sa che mi fa più piacere ricevere, chessò, una spezia ricercata piuttosto che un vestito nuovo per dire e quindi mi capita di frequente di ricevere in dono curiosità gastronomiche provenienti da ogni dove.
Tutto questo per dirvi che a Natale una mia cara amica mi ha regalato un bellissimo cesto colmo, tra le varie cose, di legumi e cereali provenienti dall’Umbria e, tra molti nomi noti, mi sono ritrovata faccia a faccia con la
roveja, fino a quel momento a me totalmente sconociuta. Si tratta di una varietà di piselli selvatica che cresce e viene prodotta a quote elevate prevalentemente lungo la dorsale dei monti Sibillini, già nota anche ai tempi dei Greci e dei Romani. Presenta semi di diversi colori che virano dal verde scuro, al marrone, al grigio ed ha un altissimo valore nutritivo perché ricchissima di proteine, carboidrati, fosforo, potassio
(se consumata secca) mentre è povera di grassi. Purtroppo la sua coltivazione è stata da tempo quasi del tutto abbandonata in favore di altri tipi di legumi ben più redditizi, che richiedono un minor tempo di raccolta e possono essere falciati anche attraverso macchinari meccanici, cosa che per la roveja non può avvenire, visto che deve essere falciata a mano a causa della lunghezza degli steli della pianta. La roveja o
pisello dei campi di Civita di Cascia (Pg) attualmente è un presidio Slow Food.
[fonte: Taccuini Storici - Presidi Slow Food]
Questo legume un po’ dimenticato, dal sapore che ricorda alla lontana quello delle fave, è perfetto per preparare zuppe e minestre o per arricchire secondi corposi di carne, come gli spezzatini ad esempio. Io ci ho fatto proprio una zuppa, di quelle piuttosto classiche con cipolla tritata e carota volutamente lasciata a tocchetti grossolani, alla quale ho dato un po’ di carattere con il tocco speziato della paprica dolce e dei semi di cumino. A fine cottura ho aggiunto un paio di manciate di spinacini freschi e devo dire che ho ottenuto una zuppa nutriente, saporita e davvero piacevole al palato. Naturalmente per chi non riuscisse a reperire questo legume selvatico è possibile replicare questa ricetta sostituendo la roveja con delle lenticchie o dei ceci secchi, adattando di conseguenza il tempo di cottura.
Zuppa di roveja alla paprica e cumino
Ingredienti per 2-3 persone:
250 g di roveja (sostituibile con la stessa quantità di lenticchie o ceci secchi)
1 cipolla media
1 carota grande
2 cucchiaini di paprica dolce
1/4 di cucchiaino di semi di cumino
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
800 ml circa di brodo vegetale caldo
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
2 manciate di spinaci baby
sale, pepe
Procedimento:
Mettete la roveja in ammollo in acqua fredda all’interno di una ciotola per circa 12 ore. Trascorso questo tempo scolatela e sciacquatela più volte sotto l’acqua corrente. Mondate la cipolla e tritatela finemente con un coltello, pulite la carota e riducetela a rondelle abbastanza spesse che poi dividerete a metà. In una capiente casseruola fate scaldare l’olio extravergine di oliva, unitevi la cipolla e fatela appassire mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Aggiungete le carote e fatele insaporire, quindi unite al soffritto la paprica, il cumino e il concentrato di pomodoro, diluendo il tutto con poco brodo vegetale caldo. Fate cuocere per qualche minuto, aggiungete la roveja ben scolata e circa 600-700 ml di brodo vegetale caldo. Portate a bollore, abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per circa un’ora e mezza coperto, o comunque fino a quando noterete che la roveja è cotta (il tempo indicato è quello che ci ho messo io, ma vi consiglio di verificare ogni tanto il grado di cottura). Se notate che la zuppa tende ad asciugarsi troppo aggiungete altro brodo vegetale caldo. Quando sarà pronta spegnete il fuoco ed unite due manciate di spinacini baby già puliti e spezzati al momento con le mani, mescolate fino a quando diventeranno teneri. Regolate di sale e di pepe e servite subito accompagnando con un giro di olio extravergine di oliva a crudo e crostini di pane tostato.