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21 aprile 2013
Bacon and eggs, reloaded (in carta fata).
Può sembrare un paradosso, ma tra le cose che ho cucinato in questi ultimi giorni, ciò che mi ha dato maggiore soddisfazione è proprio questa sorta di rivisitazione del celebre bacon & eggs americano. Seppure gli ingredienti che compongono questa preparazione siano piuttosto semplici e abbastanza comuni, quello che più mi è piaciuto è la velocità di realizzazione del piatto. Roba che in nemmeno 15 minuti hai assemblato il tutto e puoi metterlo in forno per la cottura. Anch’essa breve, richiederà più o meno lo stesso tempo.
La mia idea è stata quella di realizzare dei piccoli nidi di pancetta affumicata, da utilizzare come contenitori. Per facilitare l’operazione ho utilizzato uno stampo antiaderente da muffin, che mi è servito per conferire una forma regolare, e la carta fata a guisa di pirottino. Scelta che ho privilegiato per un fattore puramente estetico, trovo infatti che questi lembi di carta trasparente donino maggiore leggerezza alla composizione.
All’interno di ciascuno di questi gusci un paio di cucchiaini di una favolosa ricotta di capra, un uovo (da preferire di piccole dimensioni, volendo sarà perfetto anche quello di quaglia) e qualche tocchetto di asparagina, appena sbollentata in acqua salata. Dopo la cottura in forno, occorrerà solo aggiungere un pizzico di sale insieme ad una macinata di pepe fresco e saranno pronti per essere portati in tavola. Il risultato finale è sorprendente.
Il bello di questa ricetta è la sua versatilità, potete infatti utilizzarla per smaltire gli avanzi di formaggi, salumi o verdure. Un vero e proprio salva-vita da utilizzare soprattutto come antipasto lampo in caso di emergenza. Ecco come procedere:
Bacon and eggs, reloaded (in carta fata).
Ingredienti per 10 tortini*:
200 g di ricotta di capra
200 g di pancetta affumicata a fette
10 uova piccole
asparagina q.b. (circa 10 pezzi)
sale, pepe
Monda l’asparagina eliminando la parte finale più coriacea e lavala bene sotto l’acqua corrente. Falla sbollentare per pochi minuti in acqua bollente salata, il tempo necessario a renderla tenera, ma ancora turgida. Scola e blocca la cottura sotto acqua fredda. Tampona con carta assorbente e tieni da parte.
Taglia la carta fata in quadrati che dovranno avere una misura sufficiente a foderare gli stampi prescelti e disponi lungo il bordo di ciascuno di essi una o più fette di pancetta, compatibilmente con le loro dimensioni, in modo da fissare la carta e da formare la circonferenza esterna. Adagia un’altra fetta in modo da rivestire la base. Aggiungi un paio di cucchiaini di ricotta, sgusciaci le uova e completa con tocchetti di asparagina. Metti in forno a 170° e cuoci per circa 10-12 minuti, o comunque fino a quando l’albume si sarà rappreso e il tuorlo sarà ancora liquido. Sforna e servi subito.
* io sono andata un po’ ad occhio, il numero delle porzioni dipenderà anche dalle dimensioni degli stampi utilizzati.
13 febbraio 2012
I lupetti
Non amo particolarmente il carnevale, mi pare di averlo già scritto da qualche parte, forse è per questo che non ho mai pubblicato su queste pagine una ricetta a tema. Né a dire il vero mi fanno impazzire alcune sue preparazioni tipiche, che mangio sì e no una volta in tutto il periodo interessato da questa festività. A Bologna è tradizione preparare le sfrappole, che in altre zone d’Italia si chiamanofrappe o chiacchiere, ma con l’unica differenza che ne riguarda la forma, perché qui è usanza annodarle prima di tuffarle nell’olio o nello strutto bollente, cosicché assumano una forma che può ricordare un fiocco.
Io invece oggi vorrei parlarvi di questi lupetti, piccole sfere di pasta aromatizzata da un’idea di grappa(il profumo è davvero molto delicato) che hanno una metodologia di preparazione del tutto simile agli gnocchi. Non so se sia per il piccolo formato o per l’interno soffice, ma una tira l’altra e, contrariamente a quanto ho scritto qualche riga più sopra, non mi stancherei mai di mangiarle (a patto che siano ben fritte ovviamente). Ho provato a fare ricerche a riguardo e credo siano una variante delle più famosecastagnole, risalente alla zona tra il ferrarese e il rodigino.
La ricetta è di una nostra parente di nome Germana, la quale racconta che una volta, quando non c’erano i soldi per comprare il burro, esso era sostituito dal grasso ottenuto dalle galline, che veniva tenuto precedentemente fuori al freddo perché si solidificasse. Il trucco per una buona riuscita della ricetta sta senz’altro nell’azzeccare la cottura, in particolare mi riferisco all’olio, che non deve essere troppo bollente per evitare che scuriscano troppo velocemente (controllate quindi di tenere la fiamma bassa). Da gustare caldi, provate ad accompagnarli con una cioccolata in tazza per dire ;-), ma sono ottimi anche freddi.
I lupetti
Ingredienti:
400 g di farina
6 cucchiai colmi di zucchero semolato
3 uova
60 g di burro morbido
3 cucchiai di grappa (o altro liquore a piacere)
1 bustina di lievito in polvere per dolci
inoltre:
olio per friggere
zucchero a velo
In una ciotola versate lo zucchero, il burro morbido e la grappa. Aggiungetevi un uovo e una parte della farina. Amalgamate il tutto con un cucchiaio (non preoccupatevi se il burro non si scioglierà completamente in questa fase) ed unite il lievito, sempre mescolando. Unite il secondo uovo ed incorporate altra farina, aggiungete quindi il terzo insieme ad altra farina, tenendone da parte un cucchiaio. Rovesciate il tutto su di una spianatoia infarinata ed impastate fino ad ottenere un impasto liscio, morbido, ma non più appiccicoso (valutate se aggiungere il cucchiaio di farina restante in base alla consistenza ottenuta).
Ora prendete una parte dell’impasto, formate dei cilindretti e tagliateli in tocchetti di piccole dimensioni (come una nocciola per intenderci), che disporrete su di un lato della spianatoia infarinata. In una casseruola dai bordi alti scaldate l’olio (che dovrà essere caldo, ma non bollente), quindi versatevi una decina di lupetti alla volta e friggeteli a fiamma bassa rigirandoli più volte fino a quando saranno belli gonfi e dorati. Scolateli aiutandovi con una schiumarola e fateli asciugare su carta assorbente. Spolverizzate con abbondante zucchero a velo e servite.
9 febbraio 2012
Uovo fritto (dal cuore liquido) su fonduta di parmigiano
Ovvero quando capita di andare a cena fuori e di rimanere folgorati da un abbinamento di sapori, da una presentazione, o addirittura da un piatto intero. E’ quello che mi è successo non più tardi di qualche mese fa, quando sono andata a cena in questa enoteca con cucina, nella quale ultimamente mi reco spesso perché posso trovare una carta dei vini davvero interessante e direi anche non convenzionale, ma anche perché qui la cucina non delude; infatti il giovane chef Dimitri Galuzin propone piatti curati che spesso hanno salde radici nella tradizione (siamo a Castel San Pietro Terme e quindi mi riferisco a quella emiliano romagnola), ma al tempo stesso la reinventano, e vengono realizzati con materie prime di qualità.
Per farla breve, una delle ultime volte ho ordinato per antipasto qualcosa che assomiglia molto al piatto oggetto del post di oggi (che ovviamente ho cercato di riprodurre con i miei mezzi e in base ai miei ricordi della pietanza). Il titolo del post, volutamente giocoso, credo renda bene l’idea della ricetta stessa, ad ogni modo si tratta di uova barzotte (albume sodo e tuorlo liquido quindi), semplicemente impanate e fritte, servite su di una fonduta di parmigiano. Tutto qua? Sì, ma assaggiate il magnifico accostamento tra i vari sapori che compongono questo piatto, pensate anche alle diverse consistenze e poi ditemi se non ve ne innamorerete all’istante (per me almeno è stato così). Il non plus ultra sarà accompagnare il tutto con una goccia di aceto balsamico tradizionale di Modena (e con un calice del vino consigliato che trovate al termine della ricetta ;).
Uovo fritto (dal cuore liquido) su fonduta di parmigiano
Ingredienti per 4 persone:
4 uova
pangrattato
2 uova sbattute
olio extravergine di oliva
sale, pepe
per la fonduta:
100 g di parmigiano grattugiato
18 cl di panna
2 cl di latte
inoltre:
aceto balsamico tradizionale di Modena (facoltativo, ma consigliato)
Mettete le uova in una piccola casseruola piena di acqua bollente, abbassate la fiamma in modo da far sobbollire l’acqua dolcemente e da evitare che i gusci si crepino. Calcolate 5 minuti e mezzo esatti, quindi molto delicatamente scolatele con un mestolo forato e bloccatene la cottura in acqua ghiacciata (in questo modo l’albume sarà sodo e il tuorlo morbido – uova barzotte).
Preparate la fonduta: in una casseruola a bagnomaria fate fondere il parmigiano reggiano grattugiato insieme alla panna e al latte, mescolando con cura, fino ad ottenere una crema. Tenete la fonduta così preparata al caldo, controllando che l’acqua del bagnomaria non raggiunga mai il bollore e mescolando di tanto in tanto per evitare che si formi la pellicola.
Sgusciate le uova e passatele in un piatto con due uova sbattute, quindi passatele in un secondo piatto con il pangrattato. Friggete le uova in olio extravergine di oliva abbondante fino a quando la loro superficie sarà dorata e croccante. Tamponate con la carta assorbente, salate e servite immediatamente disponendo le 4 uova in altrettanti piatti fondi sui quali avrete versato prima un po’ di fonduta di parmigiano. Cospargete il tutto con una macinata di pepe fresco, decorate con un ciuffo di rosmarino e aggiungete, se gradite, una goccia di aceto balsamico tradizionale di Modena.
Vino consigliato: champagne pinot meunier in purezza extra brut.




