Challah

Chi ama cucinare e ancora di più chi lavora cucinando, sa quanto sia importante l’ispirazione che alimenta nuove idee. Acquistare libri di cucina per me è fondamentale, facendo un lavoro creativo ho bisogno di nuovi spunti, anche solo visivi o a livello di abbinamenti, per comporre piatti nuovi e originali. Scrivere di cucina è anche scrivere di storie, di tecniche utilizzate nelle cucine di altri continenti e magari scoprire qualche nuova tendenza.

È mia intenzione anche parlarvi piano piano, dei libri che trovo interessanti, poiché sono sicura che l’argomento possa risultare intrigante per buona parte di voi. La new entry che fa capolino nella mia biblioteca culinaria è questo volume dal nome Sababa di Adeena Sussman dedicato a 125 ricette ebraiche e che ho acquistato in lingua inglese qualche tempo fa on line.

Raccoglie i sapori della cucina ebraica di Tel Aviv, patria del New Israeli Food, cioè una sorta di laboratorio, dove una società di immigrati da più di 70 paesi, ha dato vita a piatti magnifici facilmente replicabili a casa. Cito solo qualche macro gruppo che ha dato vita ad un linguaggio gastronomico unico, dove su questo argomento sono stati scritti tomi favolosi. Nella cucina di Israele, che è la fusione di stili e culture differenti, si possono assaggiare i piatti semplici degli ebrei russo-polacchi, o quelli più ricchi degli ebrei ungheresi, ma anche quelli più piccanti degli ebrei della Romania, quelli speziati degli ebrei Sefarditi del Nord Africa e i piatti frutto di antiche e uniche ricette degli ebrei curdi e persiani. Mi fermo qui perché davvero si potrebbe scrivere tanto della storia gastronomica di questo stato.

Tornando al libro, la mia attenzione è stata catturata da subito, dalla copertina dove campeggiano su una tovaglia di lino, dei piatti molto colorati pieni di verdure, cereali e frutta che, a colpo d’occhio, ricollego a quelli mediorientali comuni alla zona del mare Mediterraneo. Sababa in ebraico significa “tutto è meraviglioso” ed è attorno a questo luminoso filo conduttore, si snodano le ricette che lo compongono. Ricette suddivise in diverse sezioni come spezie e condimenti, verdure, pasta e cereali, secondi di carne e di pesce, zuppe, insalate e molto altro, corredate da preziosi consigli e informazioni sui costumi locali.

Tra le varie ricette etniche che conosco, ho ritrovato la ricetta della challah conosciuta tanti anni fa, ma non so perché alla fine non l’ho mai preparata. È stato bello vederla emergere tra le pagine di questo libro e improvvisamente ho sentito il desiderio di provarla. E così ho fatto.

La challah è un pane che assomiglia al nostro pan brioche, ma più compatto e poco dolce. È il tipico pane dello Shabbat, cioè il venerdì sera, che inizia subito dopo il tramonto, ed è un momento molto speciale per gli ebrei, che recitano il kiddush, la preghiera in cui si benedicono il pane costituito dalla challah e il vino. Esteticamente è un pane che si presenta davvero bene con la sua forma caratteristica intrecciata, il colore caldo e dorato e quell’inconfondibile profumo che si palesa in casa ogni volta che lo si cuoce in forno. Può essere servito in vari momenti della giornata: per merenda con dei salumi, per colazione o come un comune pane durante i pasti.

Io ho fatto più o meno una treccia a 4, illustrando nel procedimento una maniera semplice per prepararla, ma ovviamente si può fare normalmente a 3 suddividendo l’impasto iniziale in 3 parti dello stesso peso invece di 4. Qui trovate un video tutorial davvero ben fatto sulla traditional challah bread!

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Challah

La challah è un pane ebraico intrecciato che si consuma in occasione dello shabbat, il giorno di festa degli ebrei
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Preparazione: 40 minuti
Cottura: 40 minuti
Tempo di lievitazione: 3 ore 45 minuti
Porzioni: 8 persone
Chef: Sara Querzola

Ingredienti per 8-10 persone:

  • 435 g di farina 00
  • 155 ml di acqua tiepida
  • 1 uovo
  • 1 bustina di lievito di birra disidratato 7 g
  • 50 g di zucchero semolato
  • 55 g di miele fluido
  • ½ cucchiaio di sale fino
  • 35 ml di olio d’oliva

per la finitura:

  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio d’acqua
  • semi di sesamo o di papavero

Come preparare: challah

  • Nella ciotola della planetaria raccogliete la farina, il lievito, l’olio, l’acqua tiepida, lo zucchero, il miele, il sale e iniziate ad impastare con il la foglia a bassa velocità il tanto che basta ad amalgamare. Montate il gancio a uncino e impastate per circa 5 minuti. Se notate che l’impasto è ancora troppo umido aggiungete poca altra farina, se al contrario vi sembra troppo asciutto aggiungete poca acqua alla volta.
  • Prelevate il composto e rovesciatelo su una spianatoia appena infarinata e lavoratelo bene con le mani per almeno 10 minuti fino a quando risulterà liscio, elastico e per nulla appiccicoso. Trasferitelo in una ciotola appena unta d’olio, formate una palla e coprite con la pellicola alimentare. Fate lievitare fino al raddoppio (circa 2 ore e mezza).
  • A questo punto suddividetelo in 4 parti dello stesso peso e date a ciascuna di esse la forma di cilindri, stendendoli con le mani sulla spianatoia. Unitele ad un capo facendo pressione con le dita e procedete a intrecciare in questa semplice maniera: portate i due cilindri esterni verso il centro intrecciandoli e poi fate lo stesso con quelli che vi ritroverete di nuovo all’esterno. Con questo sistema riuscirete a realizzare una bella treccia a 4. Sigillate bene anche l’altra estremità e ponete su una teglia foderata di carta forno a lievitare per 45 minuti coprendo con un canovaccio.
  • Trascorso questo tempo spennellatela con l’uovo sbattuto insieme all’acqua e cospargetela con i semi di sesamo. Cuocete nel forno già caldo a 180° per 30-40 minuti circa. Sfornate e fate raffreddare prima di servire.
Hai provato questa ricetta?Scatta una foto e condividila taggando @fiordifrolla in modo che io la possa vedere. La ricondividerò nelle mie stories!


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2 commenti su “Challah”

  1. ho assaggiato la challah a Gerusalemme due anni fa e l’ho adorata. a volte desidererei andare a comprarla in qualche panetteria ebraica a Milano, ma per una cosa o l’altra non l’ho mai fatto (non ultimo il dettaglio che almeno in inverno bisogna andare presto di venerdì perché il sole ovviamente tramonta quando io sono ancora in ufficio).
    da vegetariana ho mangiato benissimo durante tutto il viaggio (due settimane) e il mio palato è rimasto ad Haifa, che per la vicinanza con il Libano ha piatti tipici originali di una bontà assoluta :)
    (il paese è stupendo ovunque, consiglio tantissimo il viaggio)

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    • Ciao Claudia! Con il tuo commento mi hai fatta sognare, io non ci sono mai stata in Israele, ma è nella mia wishlist da tempo immemore! Grazie per essere passata di qua con un pensiero piacevole da leggere e utile a tutti!

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